L’Emilia-Romagna, regione storicamente plasmata dalla forza dei suoi corsi d’acqua, affronta una sfida cruciale per la resilienza del suo territorio.
In seguito agli eventi catastrofici di maggio 2023, che hanno evidenziato la vulnerabilità idrogeologica di ampie aree, si avvia un intervento di riqualificazione strutturale di circa 1.500 chilometri di fiumi, esteso ai bacini del Po, Reno, fiumi romagnoli e Conca-Marecchia.
Questa iniziativa, formalizzata attraverso una variante al Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico del Po (Pai), mira a superare l’approccio emergenziale, proponendo una visione strategica e di lungo termine per la gestione del rischio alluvionale.
L’Autorità di Bacino Distrettuale del Po, con un approccio multidisciplinare e tecnologicamente avanzato, ha condotto un’analisi approfondita del territorio.
Oltre 1.400 sezioni fluviali e quasi 300 ponti sono stati esaminati, integrando dati derivanti da modelli digitali del terreno, rilievi telerilevati (LiDAR, fotogrammetria) e un’accurata revisione dei parametri idrologici.
Questo aggiornamento dei dati è particolarmente importante alla luce del cambiamento climatico, che sta intensificando gli eventi meteorologici estremi e alterando i regimi idrici.
Si tratta di considerare scenari futuri, definendo margini di sicurezza più ampi e implementando soluzioni adattive.
La variante al Pai non si limita alla semplice ricostruzione delle infrastrutture danneggiate, ma prevede una profonda revisione della gestione fluviale.
Interventi di rinaturalizzazione, con l’obiettivo di restituire ai corsi d’acqua la loro capacità di dissipazione dell’energia e di mitigazione delle piene, affiancano interventi di consolidamento delle sponde e di miglioramento della capacità di deflusso.
L’integrazione di elementi di ingegneria naturalistica, come la creazione di aree umide e la ripiantumazione di vegetazione ripariale, non solo aumenta la sicurezza, ma contribuisce anche alla tutela della biodiversità e alla riqualificazione paesaggistica.
La sottosegretaria alla Protezione Civile, Manuela Rontini, ha presentato il progetto ai rappresentanti istituzionali locali e ai comitati di alluvionati, sottolineando l’importanza di un approccio partecipativo e trasparente.
La decisione di coinvolgere attivamente le comunità locali riflette la consapevolezza che la gestione del rischio alluvionale è un processo continuo che richiede la collaborazione tra istituzioni, esperti e cittadini.
Un primo stanziamento di 10 milioni di euro è stato destinato alla fase di progettazione degli interventi strutturali, con la prospettiva di finanziamento attraverso il decreto 65/2025.
Questa prima tranche di risorse mira a dare avvio a un processo di programmazione dettagliata, che tenga conto delle specificità di ciascun tratto fluviale e delle esigenze delle comunità locali.
L’adozione formale della variante al Pai è prevista per il 18 dicembre, in sede di Conferenza Istituzionale Permanente.
Successivamente, sarà aperto un periodo di 90 giorni per la raccolta di osservazioni da parte di enti, istituzioni e cittadini, garantendo un processo decisionale inclusivo e condiviso.
L’approvazione definitiva, con decreto del Presidente del Consiglio, segnerà l’inizio di una nuova fase nella gestione del rischio alluvionale in Emilia-Romagna, con l’obiettivo di rendere il territorio più sicuro, resiliente e in armonia con la forza dei suoi fiumi.
L’iniziativa rappresenta un passo fondamentale verso una cultura della prevenzione e della gestione sostenibile delle risorse idriche.






