Un’iniziativa pionieristica di riabilitazione cardiologica, implementata in Emilia-Romagna, ha generato una diminuzione significativa del 43% dei ricoveri ospedalieri post-infarto miocardico in una popolazione di pazienti anziani, fragili e particolarmente vulnerabili.
Questa riduzione, di portata considerevole, è il risultato del *Pipeline Trial*, uno studio clinico multicentrico coordinato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e recentemente pubblicato sul prestigioso *New England Journal of Medicine*.
Il trial, esteso per un arco temporale di tre anni, ha coinvolto 512 pazienti distribuiti in sette centri pubblici regionali, rappresentando un esempio concreto di come la ricerca scientifica possa tradursi in miglioramenti tangibili per la salute pubblica.
La metodologia adottata si discosta dai tradizionali protocolli di dimissione ospedaliera, privilegiando un approccio proattivo e centrato sul paziente.
Il modello si fonda su una dimissione precoce, seguita da un programma di follow-up ambulatoriale strutturato, che integra esercizio fisico supervisionato, educazione nutrizionale personalizzata e un monitoraggio costante dei parametri vitali e del benessere psico-fisico del paziente.
Il protocollo di monitoraggio prevedeva valutazioni specifiche a intervalli regolari: 30, 60 e 90 giorni, estendendosi poi a sei, nove e dodici mesi.
Queste valutazioni includevano test di sforzo personalizzati, calibrati in base alle condizioni individuali, come percorsi di camminata di un chilometro durante i quali i pazienti erano invitati a quantificare la loro percezione di affaticamento.
L’obiettivo non era semplicemente quello di misurare la capacità fisica, ma di promuovere la consapevolezza del proprio corpo e dei propri limiti, elementi cruciali per una gestione autonoma della propria condizione.
Il presidente della Regione, Michele De Pascale, ha sottolineato come questo risultato tangibile rappresenti una testimonianza del profondo legame tra ricerca clinica e assistenza sanitaria, un’integrazione che caratterizza l’approccio innovativo dell’Emilia-Romagna.
L’assessore alla Sanità, Massimo Fabi, ha aggiunto che il progetto non solo conferma l’eccellenza del lavoro svolto dai professionisti sanitari pubblici, ma dimostra anche l’efficacia di interventi mirati e personalizzati, capaci di contenere i costi legati ai ricoveri ripetuti, elemento spesso trascurato nelle analisi di efficienza dei sistemi sanitari.
Particolarmente rilevante è la composizione del campione studiato: il 36% dei partecipanti era costituito da donne, una percentuale significativa considerando l’aumentato rischio di fragilità in questa popolazione.
La ricerca, finanziata dal Ministero della Salute con un investimento di 348.000 euro, non si limita a un beneficio immediato per i pazienti coinvolti, ma offre spunti preziosi per la progettazione di programmi di riabilitazione cardiologica a livello nazionale, evidenziando l’importanza di un approccio multidisciplinare, centrato sul paziente e supportato da una solida base scientifica.
Il *Pipeline Trial* rappresenta un modello replicabile per la gestione delle patologie cardiovascolari croniche, offrendo un approccio più umano e sostenibile per la cura della salute dei cittadini.