Roma, 26 novembre – Un’udienza densa di implicazioni e potenziali svolte ha segnato un nuovo capitolo nell’inchiesta sulla tragedia di Ustica, protratta da ormai quattro decenni.
Il giudice per le indagini preliminari (GIP) Livio Sabatini ha rinviato la discussione alla data del 19 dicembre, dopo aver esaminato l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura.
La decisione del magistrato, seppur temporanea, mantiene aperta la speranza di una piena elucidazione dei fatti del 27 giugno 1980, quando un aereo del DC-9 Itavia si schiantò al largo dell’isola, provocando la morte di 81 persone.
Un elemento cruciale della decisione del GIP è l’ordine di procedere all’identificazione formale di tutte le parti offese, attraverso l’acquisizione dell’elenco completo dei familiari superstiti detenuto presso il Ministero dell’Interno.
Questa disposizione mira a garantire la massima inclusività e a tutelare pienamente i diritti di tutti coloro che hanno subito le conseguenze di questa immane tragedia.
Il GIP si è inoltre riservato di valutare una richiesta, sostenuta dal pubblico ministero e da alcune parti offese, ma contrastata da altre, che mira a includere la Presidenza del Consiglio dei ministri come parte offesa nel procedimento.
Questa richiesta solleva interrogativi significativi sulla responsabilità dello Stato e sulla necessità di accertare se, e in quale misura, la classe politica dell’epoca fosse a conoscenza degli eventi che portarono alla catastrofe.
In aula erano presenti diverse figure tra i familiari delle vittime, che hanno espresso, al termine dell’udienza, la propria soddisfazione per la decisione del GIP e ribadito il proprio impegno a perseguire la verità.
L’Associazione parenti delle vittime ha sottolineato come la richiesta di archiviazione, paradossalmente, abbia portato alla luce nuovi elementi, in particolare la presenza ufficiale, fino ad ora smentita, di una portaerei francese nelle vicinanze dell’area interessata.
Questa rivelazione, sostenuta da prove concrete di un’esercitazione aerea in corso, rafforza, a loro avviso, l’obbligo di proseguire le indagini e di non lasciare intentate le piste investigative.
Il provvedimento del GIP si concentra ora sull’esame di due distinte richieste di archiviazione, confluite in un unico fascicolo.
La prima, relativa a un’indagine avviata nel 2008 a seguito delle dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, la seconda, conseguente a un esposto presentato nel 2022 dall’Associazione per la Verità su Ustica.
Entrambe le inchieste, condotte sotto il profilo “contro ignoti”, hanno visto gli inquirenti sollecitare rogatorie internazionali e ascoltare numerosi testimoni.
Nonostante gli sforzi, non sono emersi elementi sufficienti per ricostruire con certezza gli eventi del 27 giugno di 45 anni fa.
Attualmente, la tesi prevalente sostenuta dai pubblici ministeri, sebbene prudente nell’affermare ipotesi definitive, rimane quella di uno scontro aereo, escludendo, almeno formalmente, l’ipotesi di un’esplosione a bordo dell’aereo.
Tuttavia, l’insistenza dei familiari e l’emergere di nuovi elementi, come la presenza della portaerei francese, continuano a suggerire la necessità di un’indagine più approfondita e libera da pregiudizi, al fine di fare piena luce sulla verità, un diritto inalienabile per le vittime e per la collettività italiana.
La speranza è che il prossimo capitolo di questa lunga vicenda possa finalmente portare a una verità piena e definitiva.

