People I Know: corpi, memoria e spazio nell’arte contemporanea

La mostra “People I Know”, in cartellone presso Labs Contemporary Art di Bologna dal 27 settembre all’1 novembre, si configura come un’indagine complessa e suggestiva sull’intersezione tra esistenza corporea, manipolazione materiale e configurazione dello spazio.

Tre figure artistiche, legate da un’età anagrafica e da un linguaggio espressivo distanziati, ma unite da un’esplorazione profonda del rapporto tra l’essere umano e il mondo che lo circonda: Lucia Cristiani (1991), Finja Sander (1996) ed Elisabeth Sonneck (1962).

Il curataggio, arricchito dal saggio critico di Giulia Marchi, promuove un dialogo multiforme e stratificato che trascende la semplice esposizione di opere individuali.

L’esposizione non si limita a presentare tre percorsi artistici distinti, bensì ne rivela un’intricata rete di connessioni.

Il filo conduttore è la riflessione sulla precaria stabilità della materia, sulla forza della memoria – sia personale che collettiva – e sulla centralità del corpo come strumento di connessione, di resistenza e di esplorazione dell’identità.

L’arte diventa così un laboratorio di indagini sensoriali ed emotive, un luogo dove le fragilità si svelano e le potenzialità latenti si manifestano.

Elisabeth Sonneck, con la sua lunga esperienza berlinese, crea paesaggi cromatici effimeri attraverso l’uso di rotoli di carta e materiali di recupero.
Le sue installazioni site-specific agiscono come campi di percezione dinamici, invitando lo spettatore a immergersi in un’esperienza visiva mutevole, dove la luce e l’ombra danzano incessantemente, ridefinendo costantemente lo spazio.

L’opera di Sonneck è un inno alla transitorietà, alla capacità del tempo di trasformare la realtà.
Finja Sander, giovane talento riconosciuto dal prestigioso UdK Berlin Art Award 2023, utilizza il corpo non solo come soggetto, ma anche come strumento attivo nel processo creativo.
Attraverso performance, sculture e installazioni, la sua pratica artistica decostruisce le ambivalenze della vita quotidiana, rivelando i gesti politici spesso inavvertiti che permeano i rituali collettivi.
La sua recente serie di opere, con l’uso di elementi simbolici come le corone di vetro, indaga il complesso intreccio tra memoria, violenza e commemorazione, evocando spettri di storia e di coscienza.
Lucia Cristiani, operante tra Milano e Sarajevo, si focalizza sulla dialettica tra paesaggio, memoria e identità.

La sua pratica è un atto di trasformazione, una metamorfosi continua che coinvolge materiali organici e processi di transizione di stato.

Le sue opere, ibride e evocative, fondono dimensioni intime e politiche, creando ecosistemi in miniatura, spugne che si mutano in bronzo, fango che irradia come un cielo stellato.
Attraverso questa alchimia, Cristiani esplora il legame profondo tra l’uomo e il suo ambiente, denunciando le ferite del passato e sognando un futuro di riconciliazione.
“People I Know” si presenta dunque come un percorso artistico ricco di suggestioni, un’occasione per riflettere sulla nostra esistenza e sul nostro rapporto con il mondo che ci circonda.

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