Inalca, rischio chiuso: 165 posti di lavoro a Reggio Emilia

La comunità lavorativa di Inalca è scossa da un annuncio che rischia di segnare la fine di un’era industriale nel territorio reggiano.
L’azienda, parte del Gruppo Cremonini, ha comunicato l’intenzione di procedere a una ristrutturazione radicale del sito produttivo di Reggio Emilia, gravemente danneggiato dall’incendio del febbraio 2025.

Questa decisione si traduce, di fatto, in una potenziale perdita di tutti i 165 posti di lavoro attualmente presenti nel sito.
La notizia, giunta in un momento di già precaria situazione economica per molte famiglie, ha immediatamente suscitato forte allarme e preoccupazione tra i lavoratori, che si trovano in stato di cassa integrazione fino al 10 febbraio.

I sindacati di categoria – Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil – hanno riunito una conferenza stampa congiunta per denunciare la gravità della situazione e fornire assistenza e aggiornamenti ai dipendenti.
L’incontro tra i rappresentanti sindacali e i lavoratori ha evidenziato la necessità di un intervento urgente per mitigare l’impatto sociale ed economico di questa crisi.

La decisione di Inalca, sebbene motivata dalle necessità di ricostruzione e riorganizzazione post-incendio, solleva interrogativi sulla sostenibilità di un’attività industriale di tale portata nel territorio e sulla responsabilità sociale del Gruppo Cremonini.
I sindacati hanno formalmente richiesto la convocazione immediata di un tavolo di crisi regionale in Emilia-Romagna, programmato per venerdì, con l’obiettivo di coinvolgere le istituzioni locali, i rappresentanti del Gruppo Cremonini e le parti sociali.
Questo tavolo dovrà confrontarsi con diverse criticità: la necessità di definire un piano di riqualificazione professionale per i lavoratori coinvolti, l’individuazione di possibili alternative occupazionali nel territorio e la valutazione di incentivi per nuove imprese che possano insediarsi nel sito, garantendo la continuità produttiva e l’occupazione.

Al di là dell’immediato impatto occupazionale, la vicenda Inalca pone l’attenzione sulla fragilità del tessuto industriale italiano e sulla necessità di politiche economiche capaci di supportare le aziende in momenti di crisi, promuovendo al contempo la transizione verso modelli produttivi più sostenibili e resilienti.
La ricostruzione del sito e il futuro dei lavoratori di Inalca rappresentano una sfida complessa che richiede un approccio collaborativo e lungimirante, con l’obiettivo di preservare il capitale umano e il patrimonio industriale del territorio reggiano.
Il dialogo aperto e la ricerca di soluzioni condivise sono essenziali per affrontare questa difficile fase e garantire un futuro di sviluppo e prosperità per la comunità locale.

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