Protesta a Pitti Uomo: i lavoratori Woolrich sfidano BasicNet

Davanti alle mura imponenti della Fortezza da Basso a Firenze, si è manifestata una protesta vibrante, un segnale d’allarme nel panorama del tessile italiano.
Il Salone Internazionale dell’Abbigliamento Maschile, Pitti Uomo, tradizionalmente sinonimo di innovazione e tendenza, è stato teatro di un dissenso che mette in discussione le scelte strategiche di BasicNet, il gruppo che ha acquisito Woolrich.
I lavoratori, con il supporto delle sigle sindacali Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, contestano il piano di trasferimento delle attività centrali da Bologna e Milano a Torino, che comporterebbe la perdita di 130 posti di lavoro a Bologna e 30 a Milano, per un totale di 160 unità.
La protesta non rappresenta una mera opposizione, ma un tentativo di negoziare un futuro che preservi il patrimonio di competenze e la stabilità occupazionale maturati nel corso degli anni.

Aldo Giammella, esponente di Uiltucs, ha sottolineato come la mobilitazione abbia permesso di “sospendere” – anziché “revocare” – la procedura di trasferimento, un risultato che testimonia la forza del dissenso e la volontà di aprire un dialogo costruttivo.
L’ironia è palpabile: BasicNet intende utilizzare Pitti Uomo come vetrina per comunicare una strategia di “rilancio” del marchio, una narrazione che i lavoratori percepiscono come profondamente contraddittoria.
Come può esserci rilancio, sostengono, se si sacrifica una parte significativa delle risorse umane che hanno contribuito a costruire l’identità e il successo di Woolrich?La contestazione si focalizza su un elemento cruciale: l’apparente incongruenza tra le dichiarazioni di BasicNet e le azioni intraprese.

Il gruppo ha pubblicamente espresso l’intenzione di rafforzare la rete di vendita e mantenere i negozi aperti, elementi che richiedono, a detta della proprietà, l’impiego di tutte le 160 persone a Torino.

Tuttavia, i lavoratori sottolineano la natura prevalentemente “back office” delle attività svolte, sollevando dubbi sulla reale necessità di una concentrazione così massiccia in una nuova sede geografica.
Si ipotizza che il trasferimento potrebbe essere motivato da logiche di delocalizzazione o di ristrutturazione aziendale, più che da un’effettiva esigenza di ottimizzazione delle risorse.

La protesta a Pitti Uomo non è solo una difesa di posti di lavoro, ma una rivendicazione di rispetto verso il lavoro, la competenza e il territorio.

È un monito per le aziende che, nel perseguire strategie di crescita e redditività, non devono dimenticare il valore umano e sociale che si cela dietro i numeri e le proiezioni finanziarie.

Il futuro di Woolrich, e con esso quello di centinaia di famiglie, è appeso a un filo, in attesa di una risposta che possa conciliare l’ambizione di crescita con la responsabilità sociale.

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