Bianca Pitzorno e La Sonnambula: mistero, donne e profezie

Bianca Pitzorno, figura imprescindibile del panorama letterario italiano con un catalogo che abbraccia oltre settanta opere, ci presenta con Bompiani “La Sonnambula”, un romanzo che si insinua tra mistero, avventura e profonda riflessione sulla condizione femminile.
La storia, ispirata a una pubblicità su un giornale sassarese di fine Ottocento, narra le vicende di Ofelia Rossi, una donna dotata del dono – o maledizione – della sonnambulismo, un’esperienza che la proietta in visioni del futuro e la costringe a una fuga dalla sua stessa vita.

Lungi dall’essere una semplice storia di una donna perseguitata da un dono incompreso, “La Sonnambula” si configura come un viaggio nell’anima, un’esplorazione delle dinamiche sociali e culturali che imprigionano le donne in un’epoca dominata da rigidi codici e aspettative.
Ofelia, rinomata per le sue profezie vendute a prezzi modici, incarna la resilienza e la capacità di reinventarsi, rifiutando di essere definita dal suo passato e dalle convenzioni che vorrebbero relegarla a un ruolo passivo.

Pitzorno attinge a piene mani all’immaginario del gotico e del picaresco, cesellando un universo narrativo ricco di dettagli storici e suggestioni oniriche.

La città di Donora, nome fittizio per Sassari, diventa lo sfondo di un affresco sociale vivido e complesso, dove si intrecciano le vite di donne di ogni classe, accomunate dal desiderio di trovare un senso e una via di fuga dalle loro vite.

La scrittura di Pitzorno, permeata da ironia e sensibilità, si muove con maestria tra il racconto storico e la finzione, tra la realtà e il sogno, creando un’atmosfera suggestiva e avvolgente.

L’autrice rivela il suo metodo compositivo: porre un personaggio in una situazione anomala, interrogandosi sulle sue possibili vie d’uscita.

Questo approccio si traduce in una profonda indagine sulla forza interiore e sulla capacità di autodeterminazione, elementi cruciali per una donna che si affaccia al mondo con coraggio e determinazione.

Un tocco di metanarrazione arricchisce il romanzo, con la presenza di un “cammeo” dedicato a un personaggio ricorrente in opere precedenti, la sartina protagonista de “Il sogno della macchina da cucire”, sottolineando l’ossessione di Pitzorno per i destini femminili e il potere di emancipazione che deriva dall’ingegno e dalla perseveranza.
In un gesto di apertura e dialogo con il lettore, l’autrice si inserisce nel racconto in forma di un’immagine onirica, una ragazzina che guida un gallo dalle piume colorate, simbolo della scrittura, delle sue infinite possibilità e della sua capacità di illuminare l’esistenza.

Pitzorno ribadisce con convinzione il valore della letteratura come strumento per svelare la bellezza e la profondità di ogni vita, anche di quelle che, a prima vista, appaiono ordinarie.

“La Sonnambula” si rivela così un’opera corale, un inno alla resilienza femminile e un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, capaci di cogliere le pieghe inaspettate del destino umano.

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