Il Premio Letterario Salvatore Cambosu, sesta edizione conclusasi con un’atmosfera di celebrazione e riflessione, ha consacrato due voci femminili distinte: Maria Laura Berlinguer per la sezione Narrativa con il suo romanzo d’esordio *La cena delle anime*, e Giulia Galeotti per il giornalismo, autrice dell’indagine *L’impossibile diventa possibile.
La nuova vita degli ex manicomi italiani*.
La cerimonia, tenutasi nel cuore di Orotelli (Nuoro), un luogo intriso di storia e identità sarda, ha visto la partecipazione di autorità locali, rappresentanti della Fondazione Salvatore Cambosu, e dell’assessora regionale Ilaria Portas, a testimonianza dell’importanza del premio nel panorama culturale nazionale e locale.
La selezione delle opere vincitrici, guidata dalla presidente Neria De Giovanni e affiancata da un comitato di giudici di spicco – Duilio Caocci, Simona De Francisci, Tiziana Grassi e Paolo Mastino – si è rivelata un’impresa ardua, a causa dell’elevata qualità dei lavori presentati.
Il processo di valutazione ha richiesto intense discussioni e un profondo apprezzamento per la capacità di ciascuna opera di esplorare temi complessi con sensibilità e originalità.
Maria Laura Berlinguer, figura poliedrica nota per il suo impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano e per aver offerto una piattaforma di visibilità a talenti emergenti, ha scelto per il suo romanzo un ritorno alle radici familiari, immergendosi nella storia e nelle tradizioni della Sardegna.
*La cena delle anime* si preannuncia come un’opera che intreccia la narrazione personale con la memoria collettiva, offrendo al lettore un viaggio emozionante e suggestivo.
Giulia Galeotti, stimata giornalista de *L’Osservatore Romano*, responsabile delle pagine culturali e dell’inserto settimanale *Quattro Pagine*, si è distinta con un’indagine approfondita e toccante sulla realtà degli ex manicomi italiani, un’inchiesta che racconta storie di resilienza, di reintegrazione e di trasformazione sociale, evidenziando la complessità di un percorso ancora in corso.
L’opera di Galeotti non si limita a documentare, ma invita a una riflessione etica e sociale, promuovendo una nuova consapevolezza nei confronti di una parte spesso marginalizzata della società.
La finale aveva visto contendersi il premio anche Sara Gambazza con *Quando i fiori avranno tempo per me* e Gesuino Nemus con *La donna che uccideva le fate* (sezione Narrativa), e Chiara Piaggio con *L’Africa non è così* e Giampaolo Cassitta e Pier Luigi Piredda con *Aria mossa* (sezione Giornalismo).
Come sottolineato dalla presidente Neria De Giovanni, il Premio Cambosu, fedele all’eredità del suo omonimo, Salvatore Cambosu, intellettuale sardo di grande spessore, ambisce a rappresentare un punto di riferimento culturale di rilevanza nazionale, pur mantenendo un forte legame con il territorio sardo, valorizzando le sue tradizioni e le sue voci più autentiche.
Si tratta di un premio che non solo premia il talento, ma che promuove una cultura dell’incontro, del dialogo e della condivisione, contribuendo a costruire un futuro più consapevole e solidale.






