Il peso insostenibile del costo energetico: un’emergenza per le imprese sarde e italianeUn’analisi approfondita dei dati relativi al primo semestre del 2025 rivela una situazione allarmante per le micro, piccole e medie imprese (MPI) sarde: un esborso energetico eccessivo che incide pesantemente sulla loro competitività e sul Prodotto Interno Lordo regionale.
Secondo i calcoli dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, confrontando i costi delle bollette elettriche con quelli dei pari dimensioni nel resto d’Europa, le imprese sarde hanno sostenuto un onere aggiuntivo di 147 milioni di euro, pari allo 0,38% del PIL regionale.
Questo dato drammatico si inserisce in un contesto nazionale ancora più critico.
A livello nazionale, il costo dell’energia elettrica per le piccole imprese italiane con consumi fino a 2.000 MWh, comprensivo di accise e oneri e al netto dell’IVA, ha raggiunto i 28,46 centesimi di euro al kWh, superando del 24,3% la media UE di 22,90 centesimi.
Questo posiziona l’Italia come il paese con il costo dell’energia più elevato tra le prime dieci economie manifatturiere europee, con un extracosto complessivo stimato in 5.393 milioni di euro.
Le imprese più penalizzate, come prevedibile, sono quelle più piccole, con consumi inferiori a 20 kWh, gravate da un costo energetico superiore del 34,5% rispetto alla media europea e da un extracosto di 2.492 milioni di euro.
La Lombardia emerge come la regione italiana con il maggior extracosto (1.021 milioni di euro, pari allo 0,22% del PIL regionale), seguita da Veneto, Emilia-Romagna e Puglia.
La Sardegna si posiziona al decimo posto, ma con un impatto significativo a livello provinciale.
La provincia del Sud Sardegna registra la maggiore incidenza percentuale sul PIL (0,42%), seguita da Cagliari, Nuoro e Oristano.
La radice del problema risiede in un sistema fiscale e parafiscale distorto, che penalizza in modo sproporzionato le imprese di minori dimensioni.
Il prelievo fiscale e parafiscale sull’energia elettrica per le MPI italiane supera del 68,0% rispetto alla media europea, raggiungendo livelli drammatici per le imprese con consumi inferiori a 20 MWh, dove il divario supera il 92,5%.
Questo sistema crea una situazione paradossale: le imprese più piccole, quelle che faticano di più a sopportare gli oneri, sono quelle che pagano il prezzo più alto.
La transizione verso fonti di energia rinnovabile e tecnologie a basse emissioni di carbonio rappresenta una necessità imprescindibile, non solo per la Sardegna ma per l’intero Paese.
È imperativo adottare scelte lungimiranti e coraggiose, che prevedano un ripensamento radicale del sistema di tassazione dell’energia, con l’obiettivo di alleggerire il peso sulle spalle delle PMI e incentivare investimenti in efficienza energetica e tecnologie pulite.
È fondamentale che le istituzioni comprendano l’urgenza di intervenire, non solo per salvaguardare la competitività delle imprese, ma per garantire la sostenibilità del tessuto economico e sociale sardo e italiano.
Il futuro delle nostre imprese dipende dalla nostra capacità di agire con decisione e responsabilità, liberandole da un fardello energetico insostenibile.






