Sardegna, agroalimentare in calo: undicesima a livello nazionale.

La Sardegna si posiziona come undicesima a livello nazionale nel complesso panorama dell’economia agroalimentare protetta, con una contrazione del 6,5% che riflette dinamiche complesse e sfide strutturali.

I dati più recenti, estrapolati dal XXIII Rapporto Ismea-Qualivita, rivelano un quadro articolato che, pur evidenziando alcune eccellenze, segnala un arretramento significativo rispetto agli anni precedenti.

Analizzando la performance specifica dei prodotti agroalimentari, la Sardegna subisce un ridimensionamento della sua posizione, scivolando al sesto posto e venendo superata dal Friuli Venezia Giulia.

Questo declino, quantificato in un calo dell’8,5% rispetto al 2023, si traduce in una diminuzione del fatturato, che passa dai 443 milioni di euro del 2023 a 405 milioni nel 2024.
Questa contrazione non è uniforme: sebbene il settore alimentare nel suo complesso sia ancora sostenuto dal significativo contributo del pecorino romano (che genera un impatto di 338 milioni di euro), altri prodotti subiscono contratture più marcate, indicando una vulnerabilità diversificata delle filiere.

Un elemento chiave per comprendere questo andamento è l’impatto della cosiddetta “DOP economy”, un termine che racchiude le conseguenze economiche e sociali legate alla protezione geografica e alla certificazione dei prodotti tipici.
La dipendenza da questi sistemi di protezione, sebbene cruciale per la valorizzazione del territorio e la tutela delle tradizioni, può anche rendere le aziende più esposte a fattori esterni come fluttuazioni dei mercati, cambiamenti nelle preferenze dei consumatori e oscillazioni dei costi di produzione.
La complessa interazione tra questi elementi contribuisce a determinare la performance complessiva del settore.

Nel segmento vitivinicolo, la Sardegna non figura tra le prime dieci regioni italiane, segnalando una minore capacità di generare valore aggiunto rispetto ad altre aree specializzate nella produzione di vino di qualità.
Nonostante ciò, l’impatto economico complessivo della regione nel settore agroalimentare protetto rimane considerevole, attestandosi a 548 milioni di euro.
Questo dato è supportato da una rete di 18.757 operatori attivi nelle filiere Ig, Dop, Igp e Stg, che testimoniano un tessuto produttivo strutturato e dinamico, anche se in fase di riadattamento.
L’analisi sottolinea la necessità di implementare strategie mirate per rafforzare la resilienza delle filiere agroalimentari sarde.
Queste strategie potrebbero includere: una maggiore diversificazione dei prodotti, l’adozione di tecnologie innovative per migliorare l’efficienza produttiva, una promozione più efficace dei prodotti sui mercati internazionali e un rafforzamento della collaborazione tra operatori, istituzioni e centri di ricerca.

La valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, intrinsecamente legato alla produzione agroalimentare, rappresenta un’opportunità cruciale per sostenere la crescita economica e lo sviluppo sostenibile della Sardegna.

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