Il personale dell’Arst, azienda di trasporto pubblico locale, ha indetto uno sciopero di otto ore per venerdì 9 gennaio, segnando l’inizio di un’intensificazione del conflitto sindacale con la dirigenza.
L’agitazione, proclamata dalla sigla Orsa Tpl, emerge da un quadro di stallo negoziale protratto da aprile, caratterizzato dalla mancanza di risposte concrete alle istanze del corpo dei lavoratori.
Il fulcro della protesta risiede nel netto rifiuto dell’Arst di avviare un dialogo costruttivo attorno alla piattaforma di secondo livello, un documento che Orsa Tpl ritiene fondamentale per affrontare le problematiche emergenti nel settore del trasporto pubblico.
Contrariamente a quanto auspicato dalle rappresentanze sindacali e dai lavoratori, l’azienda ha preferito stipulare un accordo, denominato Cia 2025/27, in collaborazione con altre sigle, un atto percepito come un’elusione dei bisogni reali del personale, in particolare quelli relativi al personale operativo e al comparto viaggiante.
L’accordo Cia 2025/27 è oggetto di contestazione non solo per la sua insufficiente capacità di risolvere le problematiche esistenti, ma anche per la sua scarsa legittimazione: un’ampia fetta del personale non vi ha aderito e, in violazione delle normative contrattuali e delle richieste dei lavoratori, non è stato sottoposto a un referendum consultivo.
Questo aspetto sottolinea una profonda frattura nella rappresentatività e nella gestione democratica del rapporto sindacale.
Le rivendicazioni che animano la mobilitazione si concentrano su una serie di criticità strutturali.
La questione salariale, bloccata per decenni, rappresenta un nodo cruciale, così come l’assenza di un sistema premiante legato alla produttività che incentivi l’efficienza e riconosca il valore del lavoro svolto.
Si lamenta inoltre la mancanza di una revisione normativa complessiva, che adegui le condizioni di lavoro ai cambiamenti del contesto sociale ed economico, e di una valorizzazione delle competenze specialistiche che garantiscono quotidianamente il servizio pubblico.
Oltre ai problemi economici, la protesta evidenzia anche aspetti legati all’organizzazione del lavoro che impattano significativamente sulla qualità della vita dei dipendenti.
Si denunciano turni di lavoro percepiti come insostenibili, contratti di lavoro a tempo parziale penalizzanti, la carenza di regolamentazioni chiare e trasparenti per la gestione dei cambi turno e un sistema di buoni pasto ritenuto inadeguato e poco rispettoso delle esigenze del personale.
Lo sciopero di Orsa Tpl si configura quindi come un atto di forte dissenso, volto a sollecitare l’Arst a riconsiderare le proprie strategie negoziali, a garantire una maggiore trasparenza e partecipazione nelle decisioni aziendali e, soprattutto, a instaurare un dialogo costruttivo e inclusivo con tutti i soggetti coinvolti, al fine di trovare soluzioni condivise e durature che rispondano alle reali esigenze del personale e garantiscano la sostenibilità del servizio pubblico di trasporto.






