Cibo e morte: analisi alimentari svelano dettagli sulla tragedia di Pietracatella.

L’inchiesta sulla tragica scomparsa di Sara Di Vita, quindicenne, e di sua madre Antonella Di Ielsi, a Pietracatella, ha portato al sequestro di un vasto assortimento di alimenti, una collezione che rivela non solo le abitudini alimentari della famiglia, ma anche possibili elementi cruciali per ricostruire la dinamica degli eventi che hanno portato alla loro morte.
I diciannove prodotti alimentari, un caleidoscopio di sapori e preparazioni, variano ampiamente, dalla semplice polenta ai complessi formaggi spalmabili, fino a elaborate torte a base di pandispagna e crema al pistacchio.

L’elenco, apparentemente casuale, offre uno spaccato di una cucina ricca e variegata, che spazia tra ingredienti di base come olive verdi e nere, pomodori pelati, e prodotti derivati, come il baccalà gratinato e le vongole con guscio.
La presenza di funghi, in diverse preparazioni (pleurotus ostreatus e champignon, oltre ai funghi alla contadina), desta particolare interesse, considerata la potenziale tossicità di alcune specie selvatiche e la necessità di escludere contaminazioni.
L’uva e le patate, ingredienti comuni, vengono analizzate con la stessa scrupolosità dei più complessi formaggi con pistacchio e del pesto, un prodotto che suggerisce un’attenzione per la qualità degli ingredienti.
I prodotti, in parte rinvenuti nell’abitazione di Gianni Di Vita e in parte nella residenza della madre, al primo piano dello stesso edificio, sono stati affidati all’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise per analisi approfondite.

Si tratta di un’indagine multidisciplinare che coinvolge chimici, biologi e tossicologi.
Le analisi mirano a identificare la presenza di sostanze tossiche, contaminanti, allergeni non dichiarati, o di agenti patogeni che potrebbero aver contribuito alla morte delle due vittime.
L’indagine non si limita alla semplice identificazione degli alimenti sequestrati; si tratta di una complessa operazione che mira a ricostruire il percorso alimentare delle vittime nei giorni precedenti la loro morte.
Questo include l’analisi delle etichette, l’identificazione della provenienza degli ingredienti, e la verifica delle pratiche di conservazione e preparazione degli alimenti.

L’obiettivo è determinare se la morte sia stata causata da avvelenamento accidentale, intossicazione alimentare, o da un’azione dolosa, e, in quest’ultimo caso, identificare il responsabile.

La natura stessa degli alimenti sequestrati suggerisce un’indagine delicata, che richiede la massima competenza e scrupolosità per garantire la giustizia e fare luce su una tragedia che ha sconvolto l’intera comunità.

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