Nel panorama nazionale, il 2024 proietta una luce, seppur tenue, sulla persistenza dell’infezione da HIV in Italia, con particolare attenzione alla realtà molisana.
I dati recentemente pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, in concomitanza con la Giornata Mondiale contro l’AIDS, rivelano nove nuove diagnosi nel Molise, traducendosi in un’incidenza di 2,8 casi ogni centinaio di residenti.
Un numero apparentemente contenuto, ma che necessita di un’analisi più approfondita nel contesto più ampio della situazione italiana e internazionale.
Se in Molise si registrano tre casi tra i cittadini italiani e sei riconducibili a stranieri, a livello nazionale il quadro è più complesso.
L’ISS ha rilevato 2.379 nuove diagnosi, un tasso di 4 nuove infezioni ogni 100.000 abitanti.
Questa incidenza, pur rappresentando un dato inferiore rispetto alla media dei paesi dell’Europa occidentale – che si attesta a 5,9 nuove diagnosi per 100.000 residenti – non deve indurre a compiacimento.
Segnala infatti una persistenza del virus che richiede un impegno continuo nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella cura.
È cruciale considerare che i numeri grezzi non rendono pienamente conto della complessità del fenomeno.
L’incidenza varia significativamente in base a fattori demografici, socio-economici e comportamentali.
Ad esempio, l’età media alla diagnosi continua a essere un indicatore importante: una diagnosi tardiva può compromettere significativamente la prognosi e aumentare il rischio di trasmissione del virus ad altri.
Inoltre, la presenza di co-infezioni, come l’epatite C o le malattie sessualmente trasmissibili, complica ulteriormente la gestione clinica e aumenta la vulnerabilità.
Le nuove diagnosi, inoltre, riflettono spesso ritardi nell’accesso alla prevenzione e alla diagnosi precoce.
La riduzione delle barriere all’accesso ai test HIV, attraverso campagne di sensibilizzazione mirate, la diffusione di auto-test e l’integrazione dei test HIV nei servizi sanitari di routine, sono strategie fondamentali per intercettare i casi in fase iniziale e migliorare l’efficacia delle terapie.
Parallelamente, è essenziale monitorare l’efficacia dei programmi di prevenzione primaria, che includono l’educazione sessuale, la promozione dell’uso del preservativo e l’accesso alla profilassi pre-esposizione (PrEP) per le persone a rischio elevato di infezione.
La PrEP, in particolare, si è dimostrata un’arma potente nella prevenzione dell’infezione da HIV, ma la sua accessibilità e l’uso appropriato rimangono sfide da affrontare.
La lotta contro l’HIV/AIDS non si limita alla gestione clinica e alla prevenzione dell’infezione.
Coinvolge anche la lotta allo stigma e alla discriminazione, che possono ostacolare l’accesso ai servizi sanitari e compromettere il benessere psicologico delle persone affette dal virus.
Promuovere la consapevolezza, l’empatia e l’inclusione è cruciale per creare un ambiente di supporto e incoraggiare le persone a sottoporsi ai test e ad accedere alle cure.
Infine, l’analisi dei dati molisani, inserita nel contesto nazionale ed europeo, deve stimolare un’azione sinergica tra istituzioni sanitarie, organizzazioni non governative e comunità locali, per rafforzare le strategie di prevenzione, diagnosi e cura, e per contribuire alla progressiva eliminazione dell’infezione da HIV.
La resilienza e l’impegno continuo sono le chiavi per affrontare questa sfida globale.








