A Salcito, un borgo molisano incastonato nel paesaggio appenninico e custode di una storia secolare, si riaccende una vertiginosa battaglia per il diritto all’informazione.
Martina D’Alessandro, edicolante di questo piccolo comune, si erge a voce di una comunità intera, disorientata e privata dell’accesso ai quotidiani a seguito di una profonda riorganizzazione della logistica distributiva.
La sua denuncia, riversata in una lettera aperta, non è un lamento isolato, ma il riflesso di una crisi sistemica che affligge il settore dell’editoria locale e il suo rapporto con i territori.
La scomparsa dell’edicola non è semplicemente la chiusura di un punto vendita; rappresenta una ferita al tessuto sociale, un’erosione del legame tra cittadino e fonti di informazione plurali.
La carta stampata, per molti, rimane un pilastro fondamentale per orientarsi nel complesso panorama della realtà, un antidoto alla disinformazione e uno strumento di partecipazione democratica.
La sua assenza lascia un vuoto, amplificato dalla consapevolezza che si tratta di una perdita ripetuta.
Martina ripercorre le tappe di una vicenda dolorosa, iniziata dieci anni prima, quando una pressione inaccettabile la costrinse a interrompere la sua attività.
Non si trattava di un semplice adeguamento a nuove condizioni di mercato, ma di un’estorsione mascherata da obblighi contrattuali, un “pizzo” celato in richieste di contributi e fideiussioni.
Un meccanismo perverso che ha colpito non solo la sua attività, ma anche quella di ben 138 edicole in tutta la regione, condannando migliaia di persone alla privazione di un servizio essenziale.
La questione non si limita alla difficoltà economica di un’attività commerciale.
Rivelala una dinamica più complessa: un’iniqua distribuzione del potere all’interno della filiera dell’informazione.
Gli editori e i distributori, già beneficiari di un compenso adeguato per il servizio reso, esercitavano una pressione inaccettabile sulle piccole realtà locali, piegandole alle proprie logiche commerciali, spesso a discapito del diritto dei cittadini all’informazione.
Questa situazione solleva interrogativi profondi sul ruolo dell’editoria nel XXI secolo, sulla sua responsabilità sociale e sulla necessità di ripensare i modelli di business per garantire la sostenibilità delle piccole realtà editoriali e la loro capacità di servire le comunità locali.
Il caso di Salcito, e di tutte le edicole colpite da questa crisi, è un campanello d’allarme che invita a una riflessione urgente sul futuro dell’informazione e sulla necessità di tutelare il diritto alla conoscenza come bene comune, in grado di rafforzare la democrazia e promuovere lo sviluppo di territori marginali, ma fondamentali per l’identità nazionale.
La battaglia di Martina D’Alessandro è, in definitiva, la battaglia di tutti coloro che credono in un’informazione libera, pluralista e accessibile a tutti.






