Konecta, il futuro degli addetti piemontesi al centro del tavolo ministeriale
A Roma azienda e sindacati discuteranno il possibile ricorso a un nuovo ammortizzatore sociale per affrontare la crisi occupazionale.
La vertenza Konecta arriva al Ministero del Lavoro. Martedì 27 ottobre, alle 11, l’azienda e le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc sono state convocate a Roma per un esame congiunto, passaggio che potrebbe precedere il ricorso a un nuovo ammortizzatore sociale.
La multinazionale spagnola, che ha assorbito Comdata, conta circa 5.500 lavoratori in Italia, 1.300 dei quali in Piemonte. La sede di Ivrea, ospitata nello storico Palazzo Uffici di via Jervis, impiega circa 550 persone; quella di Asti è scesa sotto i 300 addetti. Lo scorso aprile 213 lavoratori hanno accettato un’uscita incentivata, tra cui 107 dipendenti della sede eporediese.
La crisi si trascina da mesi. Dopo l’annuncio della chiusura delle sedi di Ivrea e Asti e del trasferimento a Torino, l’azienda aveva rivisto il piano, mantenendo le sedi periferiche ma procedendo con nuove uscite. A fine maggio era stato inoltre previsto il trasferimento a Torino di 125 addetti al back office, 40 dei quali da Ivrea, con l’operazione poi rinviata al 2 novembre.
L’11 settembre Konecta ha comunicato un’eccedenza nazionale di 670 Fte, corrispondente a oltre mille posti di lavoro. Il 6 ottobre il confronto con i sindacati si è chiuso senza accordo e il 16 ottobre l’azienda ha congelato la vertenza piemontese, collegando la decisione al conto economico negativo.
Per i sindacati, l’eventuale ammortizzatore offrirebbe tempo e sollievo, ma non risolverebbe le criticità strutturali del settore. Tra le richieste figurano regole uniformi negli appalti, formazione e riqualificazione e un tavolo specifico per gli outsourcer. Per l’11 novembre è stato proclamato uno sciopero nazionale nei call center in appalto.





