Konecta, la crisi nazionale sospende il confronto sul futuro delle sedi piemontesi
Restano in bilico trasferimenti, lavoro agile e posti a Ivrea e Asti, mentre i sindacati chiedono nuovi ammortizzatori e un tavolo ministeriale dedicato.
Il confronto sulla riorganizzazione di Konecta in Piemonte è stato sospeso dopo l’incontro del 16 ottobre tra l’azienda e le organizzazioni sindacali. Sul tavolo restano i trasferimenti a Torino, la gestione dello smart working e il futuro di una parte dei lavoratori delle sedi di Ivrea e Asti. Le decisioni regionali dipendono ora dall’evoluzione della crisi nazionale del gruppo, che in Italia occupa 5.500 persone, circa 1.300 in Piemonte e 550 a Ivrea.
Konecta ha comunicato che il percorso piemontese non può proseguire prima di un chiarimento sul quadro complessivo italiano. L’azienda ha indicato un andamento economico negativo e la necessità di un ammortizzatore sociale per gestire le eccedenze. Secondo i sindacati, senza un intervento in tempi brevi la riorganizzazione potrebbe avere conseguenze più pesanti sui livelli occupazionali rispetto ai mille esuberi nazionali annunciati a settembre.

In Piemonte il confronto prosegue da mesi. A dicembre era stata annunciata la chiusura delle sedi di Ivrea e Asti con trasferimento del personale a Torino; ad aprile l’azienda aveva rivisto quella decisione, mentre a maggio era stato previsto lo spostamento a Torino delle attività non documentali e del back office non telefonico. Il trasferimento, già rinviato al 2 novembre, è ora sospeso insieme agli altri passaggi.
Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpl chiedono garanzie sull’utilizzo degli ammortizzatori e la convocazione a Roma di un tavolo specifico sulla crisi di Konecta e sul settore degli outsourcer delle telecomunicazioni. I sindacati richiamano anche le 180 uscite volontarie concordate a febbraio in Regione e annunciano la valutazione di iniziative a tutela dei lavoratori di Ivrea, Asti e Torino.


