Il Governo, riconoscendo la persistente gravità della crisi idrica che affligge ampie porzioni del territorio calabrese, ha approvato un decreto che estende lo stato di emergenza, precedentemente dichiarato, a una platea di comuni ancora più vasta.
Questa decisione, assunta dal Consiglio dei Ministri, non è un mero atto formale, ma una risposta concreta a una situazione di crescente difficoltà che impatta direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, sull’agricoltura e sull’economia locale.
La proroga dello stato di emergenza, che interessa in modo particolare la Città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Crotone, si rende necessaria in seguito a un’analisi approfondita dei dati pluviometrici, dei livelli dei bacini idrici e della distribuzione delle risorse disponibili.
I dati, puntualmente monitorati dagli enti competenti, evidenziano una carenza idrica prolungata e significativa, con conseguenze disastrose per il settore primario, in particolare per le coltivazioni di frutta e verdura, pilastro fondamentale dell’economia calabrese.
La siccità, aggravata da cambiamenti climatici sempre più marcati, sta mettendo a dura prova la resilienza delle comunità locali e richiede un intervento tempestivo e coordinato a livello nazionale.
L’estensione del provvedimento a numerosi comuni della provincia di Cosenza – tra cui Calopezzati, Caloveto, Cariati, Corigliano-Rossano, Cropalati, Crosia, Longobucco, Mandatoriccio, Paludi, Pietrapaola, Scala Coeli, Acri, Bisignano, Luzzi, Rose, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, Santa Sofia d’Epiro, Vaccarizzo Albanese, Bocchigliero, Campana e Terravecchia – sottolinea l’ampiezza del problema e la necessità di un approccio integrato che coinvolga l’intera regione.
L’attivazione dello stato di emergenza comporta l’immediata disponibilità di risorse finanziarie straordinarie, destinate a interventi urgenti come la fornitura di acqua potabile tramite autocisterne, la realizzazione di opere di emergenza per l’irrigazione, il sostegno alle imprese agricole danneggiate e la promozione di campagne di sensibilizzazione per un uso più responsabile delle risorse idriche.
Tuttavia, lo stato di emergenza è solo una misura temporanea e palliativa.
È imperativo, nel lungo periodo, investire in infrastrutture idriche più moderne ed efficienti, promuovere la ricerca di fonti alternative di approvvigionamento, come la desalinizzazione e il riutilizzo delle acque reflue depurate, e implementare politiche di gestione sostenibile delle risorse idriche che tengano conto delle sfide poste dal cambiamento climatico.
La crisi idrica che affligge la Calabria è un campanello d’allarme che richiede una risposta strategica e duratura, volta a garantire la sicurezza idrica del territorio e a proteggere il futuro delle comunità locali.
È fondamentale, inoltre, promuovere la collaborazione tra enti locali, istituzioni nazionali e stakeholders del settore per sviluppare soluzioni innovative e condivise, capaci di affrontare questa emergenza con un approccio proattivo e resiliente.