L’arresto del detenuto evaso dal carcere di Locri, maturato a distanza di mesi dall’evento, testimonia l’inadeguatezza di un sistema penitenziario che richiede una profonda riflessione strutturale, ben oltre l’applauso, meritato, al personale di polizia penitenziaria per la professionalità e l’impegno profusi nella sua ricostituzione.
Come sottolineato dal Sappe, l’episodio è un campanello d’allarme che impone un ripensamento radicale delle strategie di sicurezza e della gestione delle strutture carcerarie, evidenziando una vulnerabilità intrinseca che rischia di compromettere l’ordine e la sicurezza pubblica.
L’attuale modello, gravato da carenze strutturali e da un rapporto costi-efficacia discutibile, necessita di una revisione complessiva, che vada oltre le sole assunzioni, seppur cruciali, come riconosciuto dall’impegno governativo in atto.
È imperativo delineare una differenziazione gerarchica degli istituti, articolandoli in tre livelli di sicurezza: massima, media e custodia attenuata.
Tale segmentazione non è una mera riorganizzazione spaziale, ma un presupposto fondamentale per ottimizzare l’allocazione delle risorse umane, specializzando il personale in base al livello di rischio e all’intensità della sorveglianza richiesta.
Ciò implica la necessità di una formazione mirata e di percorsi di carriera specifici, che valorizzino le competenze del personale e ne incentivino la permanenza nel sistema.
Un altro nodo cruciale, spesso trascurato, è rappresentato dalla presenza di detenuti affetti da gravi patologie psichiatriche e dipendenze.
L’attuale sistema non offre risposte adeguate a queste fragilità, che spesso aggravano le condizioni di sovraffollamento e di tensione all’interno delle carceri.
È indispensabile avviare un processo di de-istituzionalizzazione di questi soggetti, trasferendoli in strutture sanitarie specializzate, dove possano ricevere un supporto terapeutico adeguato.
Questo non solo contribuirebbe a ridurre il carico di lavoro del personale penitenziario, ma anche a garantire il rispetto dei diritti fondamentali di questi individui, spesso vittime di una doppia marginalizzazione.
L’operazione di ricerca e arresto del detenuto evaso, frutto di un coordinamento efficace tra le forze dell’ordine, dimostra la necessità di rafforzare la collaborazione interistituzionale e di adottare tecnologie all’avanguardia per il controllo e la sorveglianza degli istituti penitenziari.
L’utilizzo di sistemi di videosorveglianza intelligenti, di rilevamento biometrico e di analisi predittiva potrebbe contribuire a prevenire fughe, atti di violenza e altre irregolarità.
In definitiva, la vicenda del carcere di Locri deve rappresentare un punto di svolta nella politica penitenziaria italiana, stimolando un dibattito pubblico costruttivo e un impegno concreto da parte delle istituzioni, dei professionisti del settore e della società civile, al fine di garantire un sistema penitenziario più sicuro, più umano e più efficace.
È un investimento imprescindibile per la sicurezza collettiva e per la riabilitazione dei detenuti, per un futuro più giusto e inclusivo.







