Un’onda di speranza e impegno civile si è levata da Lamezia Terme, configurandosi come una vibrante espressione di resilienza e desiderio di cambiamento.
La città, oggi, ha ospitato una significativa mobilitazione popolare, un corteo pacifico che ha attraversato il suo tessuto urbano, portando con sé un messaggio potente: la ferma opposizione ai conflitti e l’affermazione inequivocabile della cultura dell’incontro.
L’iniziativa, lungi dall’essere una mera ricorrenza, si è presentata come un vero e proprio atto di civica responsabilità, un’eco di speranza che si propaga in un’epoca segnata da crescenti tensioni globali.
Il percorso, che ha incrociato luoghi simbolici come Piazza della Repubblica e Corso Numistrano, culminando in una riflessione collettiva all’interno del Duomo, ha visto la convergenza di una miriade di realtà associative, parrocchiali e del Terzo Settore, un mosaico di sensibilità che condivide un obiettivo comune: edificare una comunità più giusta, inclusiva e pacifica.
L’Angsa, voce autorevole nella difesa dei diritti delle persone con autismo, l’Azione Cattolica, pilastro di valori cristiani, i Focolarini, promotori di dialogo interreligioso, Il Girasole, dedicati all’accoglienza e alla cura, Lucky Friends, custodi di sorrisi e amicizia, Luna Rossa, portatori di nuove prospettive: tutti hanno contribuito a dare voce a un anelito diffuso, un desiderio di sottrarre il futuro alle ombre della violenza e della divisione.
Il supporto degli uffici diocesani, con le loro diverse deleghe – Pastorale familiare, Pastorale giovanile, Ufficio per i Problemi sociali, il Lavoro, la Giustizia e la Pace – e l’adesione di organizzazioni come gli scout e l’Unitalsi, hanno amplificato ulteriormente l’impatto dell’evento.
La marcia non si è limitata a coinvolgere gli attori sociali consolidati; al contrario, si è configurata come un invito aperto, un appello diretto a ogni singolo abitante, alle famiglie, ai giovani, a chiunque senta la responsabilità di contribuire a costruire un mondo migliore.
Gli striscioni, i canti, le parole condivise hanno rappresentato un’affermazione di speranza, un rifiuto del linguaggio della guerra e un’esaltazione della diplomazia, del dialogo e della comprensione reciproca.
In un’epoca storica caratterizzata da guerre fratricide, da disuguaglianze economiche e sociali sempre più marcate, il rumore di questa mobilitazione non è il fragore delle armi, ma il suono dei passi che costruiscono ponti, abbattendo muri e coltivando la speranza di un futuro di pace e prosperità condivisa.
La giornata ha rappresentato una potente dichiarazione d’intenti, un impegno a lavorare instancabilmente per una società dove l’incontro prevalga sul conflitto, la solidarietà sulla competizione, e la giustizia sia un valore universale.







