La crescente ondata di mobilitazione popolare nel Vibonese si intensifica, testimoniando una profonda preoccupazione per la tenuta del sistema sanitario locale e il diritto fondamentale alla salute.
Un nuovo, significativo presidio ha visto protagonisti associazioni di cittadini, comitati civici e singoli individui, riuniti per esprimere un disagio sempre più palpabile e strutturato.
La protesta, iniziata dinanzi alla sede dell’Asp di Vibo Valentia, ha assunto toni di allarme, denunciando un progressivo e preoccupante processo di erosione dei servizi essenziali offerti dall’ospedale Jazzolino.
Al di là delle ormai croniche liste d’attesa, che rappresentano una sintomatica, seppur non esclusiva, manifestazione di un malfunzionamento sistemico, la comunità locale lamenta l’effettiva sospensione di attività vitali per la cura e il benessere dei pazienti.
Questa gravità della situazione ha portato i manifestanti a formalizzare le proprie rivendicazioni, depositando presso il Comando dei Carabinieri tre denunce-querela indirizzate sia alla Procura della Repubblica che alla Corte dei Conti, evidenziando la gravità delle irregolarità riscontrate.
Un focus particolare è stato posto sulla Neurologia, dove l’interruzione delle attività ambulatoriali ha lasciato una popolazione intera priva di cure specialistiche.
L’impossibilità di eseguire esami diagnostici cruciali come elettroencefalogrammi ed elettromiografie, bloccati dal mese di dicembre, costringe i pazienti, spesso con appuntamenti prenotati con largo anticipo, a cercare assistenza in altre province, aggravando le loro condizioni e aumentando i costi per il sistema sanitario.
La carenza di personale, con soli 8 medici presenti su un organico previsto di 13, è un ulteriore elemento di criticità, esacerbata dalle dimissioni del personale sanitario alla ricerca di condizioni lavorative più stabili e gratificanti.
La situazione critica si estende anche al reparto di Ortopedia, dove l’assenza di fisioterapisti compromette seriamente la riabilitazione dei pazienti.
A questo si aggiunge l’interruzione, verificatasi a dicembre, del servizio di reperibilità notturna, lasciando i pazienti in condizioni di vulnerabilità in caso di emergenza.
I comitati civici, esaminando attentamente le dinamiche in atto, ipotizzano la commissione di reati di interruzione di pubblico servizio e violazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
La richiesta alla magistratura contabile è quella di un’approfondita verifica che accerti eventuali danni erariali derivanti da una gestione inefficiente delle risorse umane e strumentali, con particolare attenzione agli aspetti legati all’appalto dei servizi e alla pianificazione strategica.
La comunità locale, attraverso queste azioni di protesta e denuncia, rivendica con forza il diritto inalienabile alla salute, considerandolo un pilastro fondamentale della cittadinanza e un dovere imprescindibile dello Stato.
L’episodio evidenzia una profonda crisi di fiducia nel sistema sanitario e pone l’urgenza di un intervento risolutivo per ripristinare la piena operatività dei servizi essenziali e garantire il diritto alla salute per tutti i cittadini vibonesi.






