domenica 31 Agosto 2025
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Reggio Calabria: Svolta nell’Inchiesta su False Pensioni e Abusi

Rete di False Certificazioni e Abusi Pensionali: Un’Indagine Sconvolgente a Reggio CalabriaUn’operazione congiunta della Procura di Reggio Calabria e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza ha portato alla conclusione delle indagini preliminari nei confronti di ben 51 individui, coinvolti in una complessa rete di frodi che ha interessato il sistema previdenziale e la giustizia amministrativa.
L’accusa principale verte su reati di falso ideologico e materiale, aggravati dall’utilizzo fraudolento di documentazione medica contraffatta in contesti peritali cruciali per l’ottenimento indebito di pensioni di invalidità e assegni di invalidità civile.
Le indagini, avviate a seguito di una segnalazione da parte di un consulente tecnico nominato dal Tribunale di Reggio Calabria, hanno svelato un meccanismo sofisticato volto a eludere i controlli e a manipolare le valutazioni medico-legali.
Il consulente, incaricato di verificare l’attendibilità di certificati medici presentati in una controversia relativa al riconoscimento di una pensione di invalidità, aveva immediatamente sollevato dubbi sulla genuinità di alcuni documenti, originari di strutture sanitarie pubbliche e poi inseriti nei fascicoli dei ricorrenti.

Le attività investigative, condotte con metodo scientifico e meticolosità, hanno portato all’esecuzione di perquisizioni e sequestri che hanno permesso di recuperare copie di documenti di identità falsi, istanze rivolte all’INPS finalizzate all’ottenimento di prestazioni previdenziali, e una vasta gamma di documentazione sanitaria palesemente manipolata.

Un elemento particolarmente rilevante è stato l’esito dei controlli effettuati presso le strutture sanitarie coinvolte e le successive audizioni dei medici sottoscrittori, i quali hanno formalmente disconosciuto la paternità dei certificati presentati.
L’inchiesta ha fatto luce su una strategia deliberata: individui a cui era stata precedentemente negata l’erogazione di prestazioni previdenziali da parte dell’INPS ricorrevano in giudizio presso il Tribunale del Lavoro, presentando documentazione medica palesemente adulterata.
Questo artificio induceva in errore il perito nominato dal Tribunale, il quale, a sua volta, attestava la veridicità dei documenti falsi, con il conseguente riconoscimento – ingiustificato – di una riduzione permanente della capacità lavorativa o di altre patologie invalidanti.
Al centro dell’indagine vi è un caso emblematico che ha portato all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari per due donne, madre e figlia, nel maggio 2022.

Le indagate sono accusate di aver sfruttato la complicità di un dipendente INPS, il quale, in veste infedele, avrebbe fornito informazioni riservate relative alle posizioni previdenziali dei soggetti che, indebitamente, percepivano sussidi.

Questo elemento evidenzia un livello di organizzazione e collusione che ha reso particolarmente complessa l’azione investigativa.
L’operazione, che coinvolge un numero così elevato di persone, sottolinea la vulnerabilità del sistema previdenziale e l’importanza di una costante vigilanza e di controlli accurati.

Le conseguenze di tali frodi sono pesanti, non solo per le casse dello Stato, ma anche per l’equità del sistema stesso, penalizzando chi, legittimamente, necessita di sostegno.
Il processo penale si preannuncia lungo e complesso, con la necessità di accertare l’effettivo ruolo di ciascun indagato e di ricostruire l’intera rete di relazioni e collusioni che ha permesso la perpetrazione di queste frodi.

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