La Calabria si configura come un territorio particolarmente vulnerabile al fenomeno del dumping contrattuale nel settore dei pubblici esercizi, un problema che mina la sostenibilità delle imprese oneste e distorce la concorrenza.
Una recente indagine di Confcommercio rivela una situazione allarmante, con la provincia di Vibo Valentia in testa a una classifica negativa (26,46% di lavoratori coinvolti), seguita da Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria e Crotone.
Queste percentuali riflettono una diffusa pratica di applicazione di contratti collettivi alternativi a quello nazionale del settore (CCNL Fipe), spesso siglati da organizzazioni sindacali di scarso peso e con condizioni economiche e sociali significativamente inferiori.
Nonostante la presenza di oltre quaranta contratti collettivi depositati presso il Cnel, la stragrande maggioranza dei lavoratori (92,5%) è ancora legata al CCNL Fipe.
Tuttavia, i contratti “pirata”, come vengono definiti, rappresentano una via d’accesso a una riduzione delle retribuzioni e delle tutele che può arrivare a intaccare il reddito disponibile dei lavoratori fino al 30%, secondo le simulazioni contenute nel “Manuale sul dumping contrattuale 2025”.
Questa disparità incide direttamente sulla capacità competitiva delle aziende che rispettano scrupolosamente gli obblighi contrattuali, penalizzandole di fronte a quelle che, in una corsa al ribasso, sfruttano la debolezza del sistema.
L’ampia partecipazione di imprese, professionisti, sindacati e rappresentanti delle istituzioni all’incontro organizzato da Fipe Confcommercio Cosenza testimonia l’urgenza e la sensibilità del tema.
Laura Barbieri, presidente di Fipe Confcommercio Cosenza, ha efficacemente descritto come il dumping contrattuale generi un mercato distorto, penalizzando le aziende che operano in modo corretto e sostenibile.
La richiesta principale è l’introduzione di una legge sulla rappresentanza sindacale che ponga fine alla frammentazione del panorama contrattuale e garantisca la tutela degli operatori seri, promuovendo un’equa competizione.
La mancanza di chiarezza normativa, inoltre, ostacola l’efficacia dell’attività ispettiva.
Massimiliano Mura, direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Cosenza, ha sottolineato questa criticità, evidenziando come l’assenza di criteri univoci renda più complessa l’applicazione delle norme.
Maria Letizia Canino dell’INPS di Cosenza ha ribadito l’impegno dell’Ente nel contrasto al dumping contrattuale, non solo nel settore dei pubblici esercizi, e ha approfondito le ripercussioni, in termini di impatti contributivi, derivanti dall’utilizzo di contratti non conformi.
L’incontro ha evidenziato una forte sinergia tra le diverse componenti sociali ed economiche, un elemento cruciale per affrontare un problema complesso che richiede un approccio integrato e una risposta legislativa incisiva.
La necessità di un quadro normativo chiaro e di una maggiore tutela per i lavoratori e le imprese oneste si configura come un imperativo per il futuro del settore.








