Il tessuto economico calabrese rivela una crescente sensibilità verso i principi dell’economia sociale, un riconoscimento tangibile della sua capacità di promuovere benessere e sviluppo sostenibile.
Il Primo Rapporto sull’Economia Sociale e la Cooperazione, frutto della sinergia tra la Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, Confcooperative Calabria e il contributo scientifico di Demoskopika, delinea un quadro complesso, segnato da progressi incoraggianti e sfide ancora aperte.
L’indagine evidenzia come oltre i due terzi delle imprese calabresi riconoscano un impatto positivo dell’economia sociale, con un’adesione particolarmente radicata nel sistema cooperativo, che si distingue per una maggiore maturità culturale e operativa rispetto alle imprese orientate al profitto.
Tuttavia, la traduzione di questi valori in scelte strategiche concrete rimane un obiettivo parziale, lasciando intravedere un divario strutturale da colmare.
Il cuore dell’agire imprenditoriale si concentra sulla centralità della persona, sulla valorizzazione del lavoro dignitoso e sulla tutela dell’ambiente.
Nonostante questa focalizzazione, l’applicazione di questi principi si rivela eterogenea, riflettendo la complessità del percorso di trasformazione in atto.
La transizione ecologica avanza a passi incerti, mentre una governance inclusiva, capace di coinvolgere attivamente tutti gli stakeholder, fatica a radicarsi.
Un’area critica emerge dal panorama del benessere organizzativo: solo un quarto delle imprese ha implementato misure strutturate di welfare aziendale, un indicatore cruciale per attrarre e trattenere talenti, migliorare la produttività e promuovere un clima di lavoro positivo.
Anche la parità di genere, un fattore chiave per la leadership inclusiva e l’innovazione, rimane un punto debole, con differenze significative tra i diversi settori economici e le aree geografiche della regione.
L’Indice di Sviluppo dell’Economia Sociale e Civile (Isec), sviluppato per misurare l’allineamento delle imprese ai valori dell’economia sociale e civile, conferma un livello di adesione complessivo discreto (46 su 100).
La governance si distingue come punto di forza, mentre la difficoltà nella misurazione dell’impatto sociale ed ambientale emerge come area di maggiore fragilità.
Dietro questo quadro, un clima di fiducia incerta, permeato da un moderato pessimismo, continua a frenare gli investimenti e a limitare il potenziale di crescita.
L’urgenza è, pertanto, quella di trascendere l’espressione di intenti e di tradurre le aspirazioni in cambiamenti strutturali concreti, rafforzando la capacità dell’economia sociale di generare un impatto positivo e duraturo sul territorio calabrese.
Si rende necessario un approccio proattivo che stimoli la collaborazione, l’innovazione e l’adozione di modelli di business sostenibili, capaci di rispondere alle sfide del futuro e di costruire una regione più equa, prospera e resiliente.







