La vicenda che coinvolge Gian Gaetano Bellavia, stimato commercialista e consulente per diverse istituzioni, inclusa la Procura della Repubblica di Milano e programmi di inchiesta come Report, si infittisce, sollevando interrogativi complessi e potenzialmente rilevanti per il sistema giudiziario.
A porre l’accento su incongruenze e imprecisioni nelle dichiarazioni del professionista è l’avvocato Andrea Puccio, che tutela Valentina Varisco, ex collaboratrice di Bellavia e da quest’ultima denunciata a seguito di una collaborazione protrattasi per oltre un decennio.
La denuncia di Bellavia aveva accusato Varisco di aver estorto e sottratto, tra il 18 giugno e il 25 settembre 2024, un’enorme quantità di dati sensibili, pari a oltre un milione di file, contenuti nell’archivio dello studio.
Questi dati, a quanto pare, concernevano personalità di spicco della politica e dell’imprenditoria, configurando potenzialmente un accesso abusivo a sistemi informatici con gravissime implicazioni sulla privacy e sulla sicurezza nazionale.
La Varisco è ora imputata e attende processo.
Tuttavia, la narrazione presentata inizialmente da Bellavia appare ora profondamente compromessa.
Le indagini difensive, condotte dagli stessi legali del super consulente, hanno portato alla luce elementi che contraddicono, almeno parzialmente, le sue dichiarazioni.
In particolare, un documento anonimo, acquisito nel fascicolo processuale, fornisce una descrizione del materiale presumibilmente “copiato” che risulta incompatibile con le versioni fornite dallo stesso Bellavia.
Questo solleva dubbi sulla accuratezza e sulla veridicità delle informazioni fornite dal commercialista alla Procura e, di riflesso, sulla legittimità delle accuse mosse a Varisco.
La vicenda non si limita a una disputa tra ex collaboratori, ma tocca questioni di cruciale importanza: l’affidabilità delle figure di consulenza utilizzate dal sistema giudiziario, la correttezza delle procedure investigative e la tutela della privacy dei cittadini.
La credibilità di un consulente, soprattutto quando opera a stretto contatto con magistrati e programmi di inchiesta, è fondamentale per garantire l’imparzialità e la trasparenza del processo decisionale.
L’emergere di contraddizioni nelle dichiarazioni di Bellavia pone interrogativi sul suo ruolo e sulla sua responsabilità nella gestione delle informazioni e nella conduzione delle indagini preliminari.
L’avvocato Puccio, tutelando gli interessi di Varisco, sottolinea la necessità di una revisione accurata dei fatti e di un’indagine approfondita per accertare la verità e garantire che la giustizia sia amministrata in modo equo e imparziale.
La vicenda, di fatto, apre uno spiraglio sulla complessità dei rapporti tra professionisti, istituzioni e diritto alla riservatezza, evidenziando la fragilità del sistema quando la fiducia è compromessa.





