La latitanza di Elia Del Grande, protrattasi per ben tredici giorni senza apparenti punti di appoggio o reti di supporto logistico, rappresenta un enigma che ora assillare gli inquirenti.
La fuga, consumatasi il 30 ottobre dall’istituto di reclusione di Castelfranco Emilia, nel Modenese, solleva interrogativi complessi che vanno ben oltre la semplice evasione.
Non si tratta solo di accertare come un uomo, seppur con precedenti, sia riuscito a eludere i sistemi di sorveglianza e a scomparire nel nulla, ma soprattutto di ricostruire la rete, se esistente, che ha garantito la sua sopravvivenza durante la clandestinità.
L’ipotesi prevalente tra gli investigatori è che Del Grande, 49 anni, non abbia agito da solo.
La latitanza prolungata richiede risorse – alloggio, cibo, denaro, informazioni – che difficilmente possono essere gestite in autonomia, soprattutto per chi opera in clandestinità.
Ciò suggerisce la presenza di complici, persone fidate o almeno disposte ad offrire una mano, che abbiano agevolato la sua fuga e, presumibilmente, fornito un riparo sicuro.
L’indagine si concentra ora sull’analisi meticolosa delle comunicazioni di Del Grande, sulle sue relazioni personali e sui suoi movimenti prima e durante la fuga.
Si stanno esaminando tabulati telefonici, messaggi, profili social e qualsiasi altra traccia digitale che possa rivelare l’identità dei presunti complici.
L’attenzione è rivolta anche alle comunità locali, dove Del Grande potrebbe aver cercato rifugio, e a possibili vie di fuga utilizzate per allontanarsi dalla zona.
La vicenda pone, inoltre, una questione più ampia sulla sicurezza degli istituti di reclusione e sui protocolli di sorveglianza.
Come è stato possibile che un detenuto riuscisse ad evadere in questo modo? Ci sono state negligenze? Sono necessari miglioramenti nei sistemi di controllo e di monitoraggio? Queste sono domande che inevitabilmente emergono alla luce di un evento del genere, che mette in discussione l’efficacia del sistema penitenziario e la capacità di garantire la sicurezza pubblica.
La cattura di Del Grande è solo il primo passo.
L’indagine dovrà ora concentrarsi sulla ricostruzione della sua rete di supporto, svelando le motivazioni e i ruoli dei presunti complici.
Solo così sarà possibile comprendere appieno la dinamica della fuga e prevenire che simili episodi si ripetano in futuro, rafforzando la sicurezza degli istituti penali e proteggendo la collettività.
La vicenda, al di là della gravità del reato commesso, rappresenta un campanello d’allarme che invita a una profonda riflessione sul sistema di controllo e sulla sua capacità di garantire la legalità.






