domenica 31 Agosto 2025
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Due Anni da Brandizzo: Memoria, Giustizia, e un Futuro Più Sicuro

Due anni.

Un lasso di tempo che tenta, con fatica, a contenere l’eco di un dolore ancora acuto, di una perdita inaccettabile.
Due anni dalla tragedia di Brandizzo, nel cuore del Torinese, dove un treno ha spezzato le vite di cinque lavoratori, imprimendo una ferita profonda nel tessuto sociale e nella coscienza collettiva.
Oggi, il ricordo si fa memoria in un appuntamento solenne, un atto di responsabilità civile e umana pietà.

I familiari, i volti segnati dall’assenza che non può essere colmata, si stringono a istituzioni, sindacati e rappresentanti del territorio, in un abbraccio che esprime l’urgenza di non dimenticare.
Kevin Laganà, Giuseppe Aversa, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Micheal Zanera: nomi che risuonano come promesse spezzate, come sogni infranti sulla rotaia della negligenza.

Cinque vite giovanili, esperienze interrotte, progetti rimasti incompiuti.

Dietro ogni nome, una storia, una famiglia, un futuro negato.
La commemorazione non è solo un gesto di rispetto verso le vittime, ma un monito severo.

Un’occasione per riflettere sulle condizioni di sicurezza sul lavoro, sulla necessità di protocolli più rigorosi e di controlli più efficaci.
La tragedia di Brandizzo ha messo a nudo fragilità strutturali, mancanze di coordinamento e una sottovalutazione dei rischi intrinseci all’attività ferroviaria.
Il silenzio assordante della tragedia impone una riflessione più ampia: non solo sulla sicurezza ferroviaria, ma sulla cultura del lavoro in Italia.
Una cultura, spesso, troppo prona alla fretta, alla riduzione dei costi, al sacrificio del personale sull’altare della produttività.
È imperativo trasformare questo dolore in azione concreta.
Investire in formazione, in tecnologia, in una cultura della prevenzione che metta la vita dei lavoratori al primo posto.

Non basta elevare monumenti e pronunciare discorsi; è necessario agire, modificando le procedure, migliorando la vigilanza, garantendo ambienti di lavoro sicuri e dignitosi.
La memoria di Kevin, Giuseppe, Saverio, Giuseppe e Micheal deve diventare il motore di un cambiamento profondo, affinché altre famiglie non debbano mai più provare il dolore straziante di una perdita simile.
Il loro sacrificio non può essere vano.

La giustizia, quella vera, non si ottiene solo con le sentenze, ma con la certezza che il lavoro, in ogni sua forma, sia un diritto alla vita e non una via per la morte.

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