L’imminenza di un voto popolare, spesso terreno di passioni e polarizzazioni, tende ad acuire le tensioni nel tessuto sociale e politico.
Un fenomeno ricorrente, osservabile in diverse democrazie, è l’intensificarsi delle critiche istituzionali, e in particolare quelle rivolte alla magistratura.
Recentemente, con l’avvicinarsi del referendum, abbiamo assistito a una rinnovata ondata di accuse, alimentate da narrazioni di presunte persecuzioni giudiziarie e di complesse trame ordite a danno di figure di spicco della politica.
Questi discorsi, veicolati attraverso i media e i canali della comunicazione digitale, mirano a erodere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni giudiziarie, presentando un quadro di una magistratura compromessa da influenze politiche esterne e, di conseguenza, incapace di garantire un’applicazione imparziale della legge.
L’obiettivo, apparentemente, è quello di creare un consenso attorno alla necessità di una riforma del sistema giudiziario, spesso presentata come una condizione imprescindibile per il buon funzionamento del paese.
Tuttavia, è fondamentale analizzare criticamente queste narrazioni.
L’affermazione di Cesare Parodi, presidente dell’Anm (Consiglio Nazionale Magistratura), che manchino prove concrete a sostegno di tali accuse, solleva un interrogativo cruciale: dove risiede la discordanza tra la percezione pubblica e la realtà fattuale?La questione non è semplicemente una valutazione della correttezza o meno delle singole azioni giudiziarie.
È un problema più ampio che riguarda la comprensione del ruolo della magistratura in una democrazia e la sua percezione da parte dell’opinione pubblica.
La magistratura, in quanto garante dell’indipendenza e imparzialità della giustizia, è intrinsecamente esposta al vaglio del giudizio popolare.
Ogni decisione, ogni indagine, ogni sentenza può essere interpretata e distorta in funzione di interessi particolari o di strategie comunicative preordinate.
Inoltre, il contesto politico attuale, caratterizzato da una crescente sfiducia nelle istituzioni e da una polarizzazione ideologica sempre più accentuata, amplifica la vulnerabilità della magistratura alle critiche e alle strumentalizzazioni.
La semplificazione del dibattito pubblico, spesso ridotto a slogan e a narrazioni polarizzate, impedisce una comprensione più approfondita dei processi decisionali giudiziari e delle complessità del sistema legale.
È quindi necessario un approccio più consapevole e informato, che vada oltre le accuse superficiali e che permetta di valutare la magistratura non come un corpo monolitico, ma come un’istituzione composta da individui che operano nel rispetto di leggi e procedure.
La trasparenza, la comunicazione efficace e il dialogo costruttivo tra la magistratura e la società civile sono strumenti essenziali per ricostruire la fiducia e per garantire che il sistema giudiziario possa continuare a svolgere il suo ruolo cruciale di pilastro della democrazia.
La riforma, laddove necessaria, deve fondarsi su dati concreti e su un’analisi approfondita delle criticità, evitando di trasformarsi in un pretesto per indebolire l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.






