Un’ombra di precarietà si proietta sul panorama dell’edilizia scolastica italiana.
Un’analisi approfondita, basata sui dati resi pubblici dall’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica, rivela una criticità diffusa: circa il 9% degli edifici scolastici, pari a 3.588 strutture, non possiede le certificazioni di sicurezza obbligatorie, un dato che interpella la sicurezza di circa 700.000 studenti e personale docente e non docente.
Questa situazione, lungi dall’essere un’eccezione, rappresenta un campanello d’allarme che evidenzia una profonda disattenzione verso la tutela della sicurezza in un settore cruciale come l’istruzione.
La mancanza di queste certificazioni non è un mero adempimento burocratico da onorare, ma riflette potenziali lacune strutturali e rischi concreti per l’incolumità di chi vive e frequenta quotidianamente queste scuole.
Le certificazioni obbligatorie non sono un concetto astratto.
Esse attestano la conformità degli edifici a standard specifici, che spaziano dalla prevenzione incendi alla stabilità sismica, passando per l’accessibilità e la sicurezza elettrica.
La loro assenza può significare, ad esempio, vie di fuga inadeguate, impianti elettrici obsoleti, vulnerabilità a eventi sismici o barriere architettoniche che limitano l’accesso a persone con disabilità.
Dietro questo dato quantitativo si celano storie di edifici ereditati, spesso risalenti a decenni fa, che necessitano di interventi urgenti e di un costante aggiornamento per garantire la sicurezza.
Si tratta di scuole che hanno subito nel tempo modifiche e ristrutturazioni non sempre conformi alle normative vigenti, e che oggi si trovano in una condizione di vulnerabilità.
La questione non è solo una responsabilità del presente, ma anche un fardello ereditato dal passato, segnato da scelte urbanistiche e di investimento spesso inadeguate.
La manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici è stata, nel corso degli anni, spesso sacrificata in nome di tagli alla spesa pubblica e priorità apparentemente più urgenti.
Oltre alla diretta implicazione per la sicurezza fisica, questa situazione incide negativamente sull’ambiente di apprendimento.
La consapevolezza di operare in un ambiente potenzialmente insicuro può generare ansia e stress, compromettendo la capacità di concentrazione e il benessere psicologico di studenti e personale.
La trasparenza dei dati, resa possibile dall’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica, rappresenta un’opportunità cruciale per sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare interventi mirati.
È necessario un piano d’azione nazionale che preveda risorse adeguate per l’adeguamento sismico, l’efficientamento energetico e la messa a norma degli edifici scolastici, affiancato da controlli rigorosi e sanzioni per i ritardi e le inadempienze.
La sicurezza degli studenti e del personale scolastico non è negoziabile.
È un diritto fondamentale che lo Stato ha il dovere di garantire, investendo in infrastrutture sicure e sostenibili, e promuovendo una cultura della prevenzione e della responsabilità condivisa.
La sfida è complessa, ma non possiamo permetterci di rimanere inerti di fronte a un rischio concreto e potenzialmente devastante.