Amedeo Nazzari: un mito del cinema italiano, una vita oltre lo schermo(di Giorgio Gosetti, rielaborato)La scomparsa di Amedeo Nazzari è un vuoto nella memoria collettiva, un nome che risuona meno di quanto meriterebbe nella cultura popolare contemporanea.
Eppure, per decenni, è stato un pilastro del cinema italiano, un’icona popolare ammirata persino oltreoceano, con corteggiamenti da parte di Hollywood che non si concretizzarono.
Paradossalmente, la critica letteraria dedicata a questa figura di spicco è stata finora scarsa e frammentaria.
L’uscita della biografia curata da Roberto Liberatori, pubblicata dalle Edizioni Sabinae, colma questa lacuna, grazie anche al prezioso contributo di Evelina Nazzari, figlia dell’attore, che ha reso accessibili materiali inediti come documenti privati e memorie personali.
La vita di Amedeo Nazzari è un affresco del nostro Paese, un racconto che si snoda attraverso oltre trent’anni di storia italiana, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali dell’epoca.
Nato Amedeo Carlo Leone Buffa il 10 dicembre 1907 a Cagliari, figlio di un proprietario di pastificio, la sua infanzia fu segnata dalla prematura perdita del padre e dal trasferimento a Roma, dove frequentò il collegio dei Salesiani.
Qui emerse il suo talento artistico, che lo portò a scegliere il mondo dello spettacolo piuttosto che proseguire gli studi universitari.
La sua carriera teatrale fu segnata da figure mentori come Marta Abba ed Elsa Merlini.
Il debutto cinematografico, invece, giunse grazie all’intervento di Anna Magnani, che convinse il marito Goffredo Alessandrini a scritturlo per *Cavalleria* (1936), film che lo consacrò al grande pubblico.
Il successo fu replicato con *Luciano Serra Pilota*, e ulteriormente consolidato con *La cena delle beffe* (1942), diretto da Alessandro Blasetti, un ruolo che lo proiettò nell’Olimpo del cinema italiano.
Il riconoscimento internazionale arrivò con il premio alla Mostra di Venezia per *Caravaggio*, diretto da Alessandrini.
Il periodo bellico fu complesso.
Nazzari si trovò coinvolto, seppur in modo marginale, nella Repubblica di Salò, riuscendo a evitare di partecipare a film di propaganda.
Il dopoguerra vide una difficile ripartenza, nuovamente affiancato da Blasetti in *Un giorno nella vita* (1946).
Seguirono *Il bandito* e *La figlia del capitano*, diretti rispettivamente da Alberto Lattuada e Mario Camerini, che lo videro protagonista anche in *Il brigante Musolino*.
Gli anni ’50 consacrarono Nazzari come il divo più amato d’Italia, lavorando con alcuni dei più grandi registi del panorama nazionale, da Luigi Zampa a Federico Fellini, che lo volle in *Le notti di Cabiria*.
L’affetto popolare, tuttavia, esplose grazie a Raffaello Matarazzo, che lo diresse in una serie di melodrammi in coppia con Yvonne Sanson, inizialmente accolti con scetticismo dalla critica, ma che riscossero un enorme successo al botteghino e una seconda vita televisiva negli anni ’60, grazie alla curatela di Gian Luigi Rondi.
Questi film, semplici ma professionali, attirarono l’attenzione di Hollywood, che gli propose un ruolo a fianco di Marilyn Monroe.
Nazzari rifiutò, spaventato dalla sua timidezza e dal suo inglese incerto.
Analogamente, declinò un contratto stellare dall’Argentina, ritendendo che l’interpretazione di un italiano corrotto fosse dannosa per l’immagine del suo paese.
Anche Evita Peron si schierò a suo favore, permettendogli di tornare in Italia senza penalità.
Il libro di Roberto Liberatori svela queste e altre inattese sorprese, offrendo un ritratto completo di un uomo complesso, il cui unico vero difetto sembrava risiedere nell’eccessiva somiglianza tra la sua immagine pubblica e la sua indole riservata, un modello di sobria eleganza e rigore morale che molti avrebbero voluto emulare, ma pochi avrebbero avuto la forza e la capacità di incarnare.





