Un Viaggio nel Tempo e nell’Arte: “Caravaggio e il suo Mondo” alla JP Morgan LibraryPer la prima volta in quasi quarant’anni, l’iconico “Ragazzo con Canestro di Frutta” di Caravaggio, custodito nella Galleria Borghese, lascia Roma per una mostra di eccezionale importanza alla JP Morgan Library di New York.
L’iniziativa, resa possibile grazie al supporto della Fondazione per l’Arte e la Cultura Italiana, si configura non come una semplice esposizione, ma come un’indagine critica e approfondita sulle radici e l’impatto rivoluzionario del genio di Michelangelo Merisi.
Il curatore John Marciari, in luogo dell’approccio più scontato di raccogliere opere coeve di altri maestri, ha optato per un percorso intellettuale audace: presentare Caravaggio nel suo contesto storico e artistico, illuminando il momento spartiacque che la sua opera ha segnato nella storia dell’arte occidentale, nettamente distanziandosi dall’ideale estetico rinascimentale.
La mostra, un vero e proprio dialogo tra opere del XV, XVI e XVII secolo, include tredici capolavori che tessono una trama complessa di influenze e sviluppi.
L’esposizione si apre con la “Ragazza con le Ciliegie” (circa 1495) di Marco d’Oggiorno, un’opera che richiama per soggetto e stile l’antico, fornendo un’efficace chiave di lettura per apprezzare la radicale innovazione caravaggesca.
Segue, tra gli altri, il “Ragazzo che Beve” di Annibale Carracci (1583), una rarissima opera proveniente da una collezione privata, mai prima esposta al pubblico.
Di pari importanza, la presenza de “Le Quattro Stagioni in Una Testa” di Giuseppe Arcimboldo, opera del 1590, un riferimento ineludibile considerando il periodo milanese trascorso da Caravaggio e la sua inevitabile familiarità con il lavoro del pittore.
La scelta di Marciari non si limita a una mera elencazione di precursori; mira a decostruire l’immagine di Caravaggio come figura isolata, evidenziando il suo debito verso il naturalismo lombardo e l’ambiente artistico milanese, culla del suo apprendistato.
Il “Ragazzo con Canestro di Frutta”, un dipinto che non si risolve né in un ritratto, né in un’allegoria, si rivela così un concentrato di innovazione: la posa del modello, quasi divina, l’offerta della frutta, con le sue imperfezioni, le foglie d’uva attaccate da insetti, simbolo di un tempo che passa, tutto concorre a creare un’immagine potente e destabilizzante.
La mostra si conclude con un ritratto di Scipione Borghese, opera di Gian Lorenzo Bernini, sottolineando il legame indissolubile tra il dipinto e la famiglia Borghese, custode di questo inestimabile tesoro dal 1607.
La mostra non è solo un omaggio a un genio, ma un invito a comprendere la complessità e la profondità di un’epoca di transizione, in cui l’arte si libera dalle convenzioni e si fa specchio di una nuova sensibilità.
Un’occasione unica per apprezzare, in un contesto stimolante, la portata rivoluzionaria di Caravaggio e il suo contributo inestimabile alla storia dell’arte.







