L’aria a Più Libri Più Liberi era carica di tensione, un’energia palpabile che si materializzò in una mobilitazione spontanea.
Intorno alle 15:00, una copertura di stand, una sorta di “sciame” di editori, si manifestò in segno di protesta, un gesto simbolico che denunciava le problematiche emerse nell’organizzazione dell’evento.
La protesta si trasformò in un confronto aperto, un dibattito urgente durante una riunione convocata con alcuni rappresentanti del settore.
Le parole che risuonarono furono quelle di una profonda preoccupazione, un grido di insofferenza rivolto all’Associazione Italiana Editori (AIE).
Gli editori, con fermezza, espressero l’inaccettabilità di una equiparazione tra narrazioni ideologiche autoritarie e la promozione della cultura democratica.
L’affermazione era chiara: “Non possiamo accettare che la cultura fascista sia trattata come se fosse equivalente ad altre”.
L’intervento di Francesco Giubilei, figura di spicco nel panorama editoriale, introdusse un elemento di riflessione particolarmente delicato: la questione della pubblicazione di opere riguardanti Stalin. La risposta unanime degli editori, un coro di voci convergenti, rivelò una linea di demarcazione netta.
Mentre nessuno sosteneva una riabilitazione o un’apologia di Stalin, emerse, con una lucidità sconcertante, l’esistenza di pubblicazioni che, seppur in forme diverse, non rinnegavano il fascismo.
Questo aspetto sollevò ulteriori interrogativi sulla responsabilità editoriale e sui criteri di selezione delle opere presentate alla fiera.
La reazione del pubblico, che si era radunato per assistere all’evento, fu immediata e appassionata.
Un’ondata di slogan, urlati con forza e determinazione, riempì l’ambiente: “Fuori i fascisti dalla fiera!”, “Siamo tutti antifascisti!”.
Il canto corale di “Bella Ciao”, inno di resistenza e libertà, divenne l’espressione collettiva di un sentimento condiviso, un monito a difendere i valori democratici e a combattere ogni forma di intolleranza e autoritarismo.
L’episodio testimonia la vitalità e la sensibilità del mondo editoriale italiano, capace di reagire con forza di fronte a situazioni percepite come inaccettabili, e la sua ferma adesione ai principi di libertà, uguaglianza e giustizia.





