La vicenda che coinvolge il Teatro San Carlo, fulcro culturale di Napoli, si è trasformata in un complesso scontro di potere che trascende la mera nomina di un sovrintendente.
Un conflitto che contrappone il governo nazionale, rappresentato dal Ministero della Cultura, alla Regione Campania e al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, innescando una spirale di ricorsi legali e accuse reciproche che rischia di offuscare il prestigio e l’operato del prestigioso teatro.
L’assegnazione della carica di sovrintendente al violinista Fulvio Adamo Macciardi, formalizzata attraverso un decreto ministeriale, è il punto di contesa.
La decisione, apparentemente amministrativa, si radica in una serie di dinamiche interne al Teatro San Carlo che hanno visto il Consiglio di Indirizzo (Cdi) assumere un ruolo cruciale, ma al contempo controverso.
Il 26 agosto, durante una riunione del Cdi, la votazione a favore di Macciardi è stata presa con la partecipazione di soli tre membri: due nominati direttamente dal governo e uno espressione della Regione Campania.
L’assenza significativa del sindaco Manfredi, e della rappresentante della Città Metropolitana, ha alimentato le accuse di una deliberazione viziata, intesa come una forzatura politica.
La stessa circostanza si era verificata in una precedente riunione, il 5 agosto, anch’essa contestata da Manfredi.
Il sindaco di Napoli, percependo una violazione delle procedure e una sottovalutazione del ruolo del Comune, ha immediatamente sollevato obiezioni e ha avviato un’azione legale.
La querela è stata presentata sia al Tribunale Civile di Napoli che al Tar della Campania, quest’ultimo destinato a esprimersi il 3 settembre, evidenziando la gravità e la complessità della situazione.
Oltre all’aspetto procedurale, la vicenda rivela una più ampia frizione tra le istituzioni coinvolte.
Si configura un conflitto di visioni sulla gestione del Teatro San Carlo, dove il governo centrale sembra orientato a un modello più centralizzato, mentre la Regione Campania e il Comune di Napoli rivendicano un ruolo più attivo e partecipativo.
La nomina di un sovrintendente non è solo una questione di competenze manageriali, ma un atto politico che definisce l’identità culturale e la direzione artistica del teatro.
La disputa in corso rischia di danneggiare l’immagine del San Carlo a livello nazionale e internazionale, e di compromettere la sua capacità di continuare a essere un punto di riferimento per l’opera, la musica e la cultura italiana.
La speranza è che la magistratura possa chiarire la questione, restituendo al Teatro San Carlo la serenità necessaria per svolgere la sua missione.