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Sentimental Value: Dolore, Famiglia e Riconciliazione.

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“Sentimental Value”, l’opera più recente di Joachim Trier, giunge nelle sale con il peso di un’acclamazione internazionale che ne preannuncia il successo.
Vincitore del Grand Prix a Cannes, candidato agli Efa in ben cinque categorie e in corsa per l’Oscar come miglior film internazionale, il film si configura come un’esplorazione profonda e commovente delle dinamiche familiari, un’eco dei grandi maestri dello Scandinavian Drama come Strindberg, Ibsen e Bergman.La narrazione, dall’impianto teatrale e dal ritmo introspettivo, ruota attorno alla famiglia Borg, un nucleo imperfetto e segnato da un lutto ineludibile: la morte prematura della madre.

La scomparsa riemerge con forza quando Gustav Borg, figura paterna imponente e regista cinematografico affermato, decide di affrontare il dolore attraverso un nuovo progetto.
La sceneggiatura, intrisa di elementi autobiografici, vuole raccontare la storia della sua stessa famiglia, un’impresa che lo vorrebbe interpretata dalla figlia Nora, attrice di talento con un passato teatrale solido.

Il rifiuto di Nora, tormentata da un’inquietudine palpabile, innesca una serie di eventi che trascendono il semplice ambito cinematografico.
Durante un festival francese, l’incontro con la giovane star di Hollywood Rachel Kemp offre una via apparentemente inattesa: l’offerta di interpretare il ruolo originariamente destinato a Nora.

Tuttavia, anche Rachel, immersa nella profondità emotiva e nella natura intimamente personale della storia, si ritrae, riconoscendo che solo Nora può dare voce a quella narrazione.
“È una cosa che puoi fare solo tu,” le sussurra, offrendo a Nora un’opportunità di riconciliazione con il passato e con la figura paterna.
La casa di famiglia, teatro di ricordi condivisi e di ferite mai del tutto rimarginate, diventa il fulcro di un’indagine psicologica che esplora le complesse relazioni tra Nora e la sorella Agnès.
Nora, fragile e preda di attacchi di panico, si confronta con il dolore e con le proprie debolezze, mentre Agnès, apparentemente più solida e realizzata, cela una profondità emotiva inespressa.
Trier, con la sua cifra autoriale riconoscibile (“La persona peggiore del mondo”), confessa una volontà di “avvicinarsi al volto umano e guardare l’esperienza umana in modo onesto.

” La sua ispirazione affonda le radici nelle storie dei suoi genitori e nonni, trasformando un luogo fisico, la casa di famiglia, in un punto di partenza per un’esplorazione matura e complessa delle relazioni umane.
La scelta di un montaggio non lineare, che salta avanti e indietro nel tempo, crea un’esperienza polifonica, un’immagine caleidoscopica che evita di seguire un singolo percorso narrativo, offrendo al pubblico una visione più ampia e sfaccettata della storia.
Attraverso il caos interiore di Nora e il silenzio enigmatico di Agnès, il film rivela la potenza comunicativa che risiede in due approcci apparentemente opposti all’esistenza, tessendo un affresco commovente e universalmente risonante sulla fragilità, la resilienza e il legame indissolubile che unisce i membri di una famiglia.

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