Il Leone d’oro conferito a Laura Poitras per “Tutta la bellezza e il dolore” non fu solo un riconoscimento alla potenza evocativa dell’opera dedicata a Nan Golding, ma anche un segnale di come il cinema documentario potesse diventare un veicolo cruciale per investigare le zone d’ombra del potere.
A distanza di tre anni, Poitras, in collaborazione con Mark Oberhaus, presenta “Cover-up”, un film fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia che si pone come un’esplorazione critica della figura di Seymour Hersh, giornalista d’inchiesta di rara integrità e coraggio.
L’idea del progetto, nata nel 2005, affonda le radici nella disillusione generata dalla copertura mediatica della guerra in Iraq.
In un contesto dominato da narrazioni filtrate e spesso manipolate, Hersh rappresentava un’anomalia, una voce dissonante che si opponeva alla coltre di silenzio e disinformazione che avvolgeva il conflitto.
Poitras sottolinea come il lavoro di Hersh non si limitasse a rivelare fatti scomodi, ma incarnasse un approccio radicale al giornalismo investigativo, un impegno a scavare al di là delle versioni ufficiali e a denunciare le responsabilità di chi detiene il potere.
Il film non si propone quindi come una biografia esaustiva, bensì come un’analisi del ruolo del giornalista in una società sempre più complessa e polarizzata.
“Cover-up” esamina le metodologie di Hersh, la sua capacità di resistere alle pressioni, le sue scelte editoriali spesso controverse, ma sempre motivate da una ricerca inesorabile della verità.
Poitras, con lucidità e amarezza, evoca il suo sentimento di 2005, un sentimento amplificato oggi, di fronte alla tragedia di Gaza e all’incapacità della stampa mainstream di fornire un resoconto adeguato e imparziale, una situazione aggravata dalla perdita di vite umane tra i giornalisti impegnati sul campo.
L’onore di poter raccontare la storia di Hersh, spiega Poitras, risiede nella sua straordinaria attualità.
Il film diventa un monito, un appello alla responsabilità per tutti coloro che si dedicano all’informazione, ricordando l’importanza vitale di un giornalismo indipendente e coraggioso, capace di smascherare le manipolazioni, di interrogare il potere e di restituire ai cittadini una visione chiara e veritiera della realtà, anche quando questa è scomoda e pericolosa.
“Cover-up” non è solo un film su Seymour Hersh, ma un film sul futuro del giornalismo stesso.