Désarpa, la mandria dell'Institut Agricole Régional è tornata a Montfleury
Due giornate, il 14 e il 15 ottobre, hanno celebrato una tradizione, presente nel cuore della città, che continua a rinnovarsi: la discesa della mandria dagli alpeggi e il racconto dei giovani dello IAR nuovi custodi di un patrimonio che appartiene a tutta la comunità e guarda al futuro.
Si è conclusa con successo la Désarpa dell'Institut Agricole Régional, promossa quest’anno anche nell'ambito del Festival Riverberi. Mercoledì 14 ottobre la mandria ha percorso il cammino da Saint-Oyen fino alla Cascina di Montfleury, ad Aosta. Giovedì 15 ottobre, all'Hôtel des États, le voci dei giovani dell'Istituto per raccontare il valore di questa tradizione.
La Désarpa non è soltanto il ritorno delle mandrie dagli alpeggi. È un momento legato alla storia, al territorio e all'identità della comunità valdostana, fatto di gesti e conoscenze che passano di generazione in generazione.
Il cammino è partito alle 8.30 da Château-Verdun e ha seguito la Via Francigena e il sentiero del Ru Neuf, toccando Étroubles, Gignod e Arpuilles. Lungo la strada, residenti e visitatori hanno potuto incontrare la mandria e accompagnarla per alcuni tratti. Nel pomeriggio la discesa verso Aosta si è chiusa alla Cascina di Montfleury, dove una castagnata aperta al pubblico ha accolto il rientro degli animali tra i prati e la stalla dell'Istituto.

Il giorno successivo, giovedì 15 ottobre alle 18, l'Hôtel des États ha ospitato l'incontro "Désarpa. Giovani, territorio, futuro – Una tradizione che ci appartiene". Al centro della serata c'era una domanda semplice: che cosa significa oggi raccogliere l'eredità di una tradizione che appartiene da sempre alla comunità valdostana?
A rispondere sono stati gli studenti dell'Institut Agricole Régional, gli stessi ragazzi che il giorno prima avevano accompagnato la mandria lungo il cammino. Hanno condiviso esperienze vissute in stalla e in alpeggio, conoscenze apprese durante gli studi e punti di vista personali sul loro rapporto con la montagna. Dai loro racconti la Désarpa è emersa non come un rito del passato, ma come un patrimonio ancora vivo, capace di evolvere e di trovare nuove forme di continuità.
L'incontro ha offerto al pubblico l'occasione di ascoltare direttamente le nuove generazioni. È stato possibile capire come il legame con la montagna, l'allevamento, il territorio e la vita rurale venga custodito, reinterpretato e trasmesso nel tempo. Ne è nato un dialogo tra memoria e futuro, in cui i giovani si sono proposti come custodi e interpreti di una tradizione che continua a raccontare la Valle d'Aosta e la sua comunità.
Un ringraziamento va agli allevatori, agli studenti, al personale dell'IAR e a tutte le persone che hanno partecipato alle due giornate.





