La necessità di un aggiornamento normativo in materia di accesso e scrutinio dei dati bancari dei contribuenti da parte dell’Agenzia delle Entrate in Italia si presenta come una questione cruciale per il bilanciamento tra efficienza della riscossione fiscale e tutela dei diritti fondamentali del cittadino.
L’attuale quadro legislativo, pur mirando a fornire strumenti al Fisco per la verifica del corretto adempimento degli obblighi tributari, rischia di generare una sovrapposizione di poteri che, se non adeguatamente controllata, può ledere il principio di legalità e la trasparenza dell’azione amministrativa.
L’attuale discrezionalità concessa all’Agenzia delle Entrate nell’attuazione dei controlli sui conti correnti, pur funzionale alla lotta contro l’evasione fiscale e all’accertamento del reddito sommerso, necessita di essere ridefinita con maggiore precisione.
Un potere eccessivamente ampio, privo di limiti procedurali e di criteri oggettivi, può esporre i contribuenti a verifiche arbitrarie, intrusione nella sfera privata e, potenzialmente, a pregiudizi ingiustificati.
Un’adeguata riforma dovrebbe, innanzitutto, definire con chiarezza i presupposti che legittimano l’accesso ai dati bancari.
Non è sufficiente invocare una mera “ragionevole sospetto” di evasione; occorre delineare circostanze concrete e elementi di prova che rendano l’accesso ai conti correnti una misura proporzionata e necessaria per perseguire l’interesse pubblico alla riscossione fiscale.
La previsione di una “causa ragionevole” dovrebbe essere interpretata restrittivamente, evitando che si traduca in un’attività di controllo generalizzata e indiscriminata.
Parallelamente, è fondamentale rafforzare le garanzie procedurali a disposizione del contribuente.
L’accesso ai dati bancari deve essere preceduto da un atto formale, comunicato al contribuente con l’indicazione precisa delle motivazioni che ne giustificano l’accesso e dei dati oggetto di verifica.
Tale comunicazione deve garantire il diritto di controdeduzione, ovvero la possibilità di presentare documentazione e argomentazioni a confutazione delle presunte irregolarità.
Inoltre, dovrebbe essere introdotto un meccanismo di controllo giurisdizionale preventivo sull’accesso ai dati bancari, affinché un giudice possa verificare la legittimità della misura, prima che essa venga effettivamente attuata.
Questo garantirebbe un filtro di legalità e impedirebbe l’esecuzione di controlli manifestamente illegittimi o sproporzionati.
La riforma dovrebbe anche prevedere la possibilità per il contribuente di ricorrere in giudizio contro l’Agenzia delle Entrate qualora ritenga che l’accesso ai propri dati bancari sia stato effettuato in violazione delle norme procedurali o dei principi di proporzionalità e ragionevolezza.
Un sistema di tutela giurisdizionale efficace è essenziale per garantire che il potere dell’amministrazione finanziaria sia esercitato nel rispetto dei diritti del cittadino.
Infine, la trasparenza dell’attività di controllo è un elemento imprescindibile.
L’Agenzia delle Entrate dovrebbe pubblicare dati aggregati sull’utilizzo dei poteri di accesso ai dati bancari, indicando il numero di accessi effettuati, le tipologie di reati o violazioni tributarie accertate e l’ammontare delle imposte riscosse.
Questo contribuirebbe a rafforzare la fiducia dei contribuenti e a prevenire abusi.
La riforma deve perseguire un equilibrio delicato: garantire al Fisco gli strumenti necessari per contrastare l’evasione, salvaguardando al contempo il diritto alla riservatezza e la tutela dei diritti fondamentali dei contribuenti.





