Nel cuore di Livorno, in un atto solenne di memoria e riconoscimento, la famiglia Cipolli ha ricevuto l’alta onorificenza di “Giusti tra le Nazioni”, prestigiosa distinzione conferita dallo Stato d’Israele attraverso l’istituto Yad Vashem, custode della memoria della Shoah.
La cerimonia, carica di significato storico e umano, ha visto la presenza di Gina Cipolli, oggi novantenne, testimone diretta di quegli anni bui, e di Guido Guastalla, promotore dell’iniziativa che ha portato al conferimento.
La storia dei Cipolli si intreccia profondamente con il tessuto sociale e religioso di Cascina, provincia di Pisa, durante uno dei periodi più tragici della storia italiana.
Mezzadri nella fattoria di Casciavola, i Cipolli, con un atto di coraggio e profonda umanità, rischiarono la propria incolumità per offrire rifugio a famiglie ebree livornesi in fuga dai bombardamenti, dalla spietata persecuzione delle leggi razziali e dalle incursioni nazifasciste.
Nascosti nelle loro case trovarono sicurezza membri delle famiglie Franco, Guastalla e Belforte, persone strappate alle loro vite e braccate dalla violenza e dalla paura.
L’azione dei Cipolli non fu un gesto isolato, ma un esempio luminoso di resistenza silenziosa e di solidarietà umana.
La loro famiglia, profondamente radicata nella fede e apprezzata per la sua affidabilità, si offrì come porto sicuro per donne, uomini, anziani e bambini, persone le cui esistenze erano appese a un filo.
La scelta di accogliere tali ospiti, consapevoli dei pericoli mortali che comportava, testimonia un’etica profonda e una fede incrollabile nei valori di umanità e rispetto.
Il loro impegno andò oltre la semplice protezione.
Al termine del conflitto, i Cipolli si presero cura dei beni delle famiglie salvate, custodendoli con scrupolo e restituendoli al loro legittimo possesso, un gesto di rispetto e di speranza per il futuro.
La storia dei Cipolli affonda le sue radici in un passato di tolleranza e accoglienza.
I fratelli Franco, proprietari della fattoria di Casciavola, erano ebrei sefarditi, discendenti di coloro che, secoli prima, giunsero a Livorno dal Portogallo grazie alle illuminanti “Leggi Livornine” promulgate da Ferdinando I de’ Medici alla fine del Cinquecento.
Queste leggi, che garantivano libertà di culto e diritti civili agli ebrei, avevano creato una vivace comunità ebraica a Livorno, un crogiolo di culture e tradizioni che contribuì a forgiare l’identità della città.
La cerimonia, presieduta dal rabbino Umberto Piperno e dal presidente della comunità ebraica di Livorno Gianfranco Giachetti, e con il patrocinio dell’Ambasciata di Israele e della Comunità Ebraica di Livorno, ha rappresentato un momento di profonda emozione e di celebrazione della memoria, un monito a non dimenticare mai l’orrore della Shoah e a coltivare sempre i valori di umanità, tolleranza e rispetto per la dignità di ogni essere umano.
La lunga istruttoria, culminata in questo riconoscimento, ha portato alla luce una storia di coraggio e altruismo, un faro di speranza nel buio della storia.






