Matrimoni Falsi: Scoperta Rete Criminale Transprovinciale

Un’articolata operazione della Procura di Perugia ha disvelato una rete criminale transprovinciale specializzata nell’organizzazione di matrimoni fittizi, un’attività che si configura come un sofisticato sistema di elusione delle normative sull’immigrazione.
L’inchiesta, coordinata dalla magistratura perugina, ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini a carico di tredici individui, sospettati di aver creato e gestito un’associazione volta a facilitare l’ottenimento illegittimo di permessi di soggiorno quinquennali a cittadini extracomunitari, prevalentemente di origine maghrebina.

L’indagine, avviata a seguito di una denuncia presentata presso la stazione dei Carabinieri di Fabro, ha messo in luce un’organizzazione strutturata e ramificata, operante tra le province di Terni, Perugia e Siena.
I Carabinieri della Compagnia di Orvieto, con la loro meticolosa attività investigativa, hanno ricostruito il meccanismo che vedeva l’impiego di cittadini italiani disposti a simulare l’affectio coniugalis, ovvero la volontà di instaurare una relazione matrimoniale stabile, in cambio di ingenti somme di denaro.
Il fulcro del sistema ruotava attorno a un cittadino tunisino di 40 anni, arrestato e considerato il capo del gruppo.

A lui si aggiungono tre donne e un uomo, sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Le indagini hanno permesso di identificare sette cittadini maghrebini che hanno beneficiato direttamente dell’attività illecita, ottenendo così un percorso apparentemente regolare per la permanenza sul territorio italiano.

La dinamica criminale prevedeva il pagamento, da parte degli extracomunitari, di cifre che superavano i 10.000 euro, spesso frazionate in bonifici inferiori alla soglia di mille euro per evitare controlli più stringenti, e versate attraverso canali internazionali.

Le cerimonie matrimoniali venivano celebrate nei comuni di Chiusi (Siena) e Fabro (Terni), luoghi strategicamente scelti per la loro relativa discrezione e per la facilità di gestione delle pratiche burocratiche.

L’accusa principale contestata è la falsità ideologica in atto pubblico, relativa alla dichiarazione mendace di voler contrarre matrimonio, un reato particolarmente grave in quanto compromette l’integrità del sistema giudiziario e mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
L’indagine evidenzia una forma di sfruttamento, sia delle leggi sull’immigrazione, sia, in alcuni casi, della vulnerabilità di persone disposte a compiere azioni illegali per guadagno economico.
L’operazione di contrasto, con la sua complessità e l’impegno profuso, rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro il traffico di persone e nell’applicazione rigorosa delle normative sull’immigrazione, con l’obiettivo di tutelare l’ordine pubblico e prevenire fenomeni di illegalità diffusa.

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