Ceroplastica dei Medici: Un Viaggio tra Arte e Morte agli Uffizi

‘Effimero e Eterno: La Ceroplastica dei Medici e il Teatro della Morte’Un’inedita e affascinante finestra sul passato si apre alle Gallerie degli Uffizi con “Effimero e Eterno: La Ceroplastica dei Medici e il Teatro della Morte”, una mostra che esplora un’arte complessa e spesso dimenticata: la ceroplastica.

Circa novanta opere, molte provenienti da prestigiose collezioni museali internazionali, compongono un percorso immersivo che rivela l’importanza di questa tecnica nell’età dei Medici, tra il XVI e il XVII secolo, e la sua evoluzione fino al XVIII secolo.
La ceroplastica, che utilizza la cera come supporto per creare riproduzioni fedeli di sculture, ritratti, medaglie e persino scene narrative, non fu solo un’abilità tecnica raffinata, ma anche un potente strumento di comunicazione e rappresentazione sociale.

Le opere esposte, molte delle quali un tempo adornavano la Tribuna degli Uffizi e le sale di Palazzo Pitti, testimonianza di un patrimonio disperso con la vendita all’asta del 1783 voluta dal Granduca Pietro Leopoldo, offrono uno sguardo privilegiato sulla cultura e il mecenatismo fiorentino.

Il percorso espositivo si articola in sezioni tematiche.

La prima sala è dedicata ai ritratti funebri, con la toccante maschera di Lorenzo de’ Medici del 1492 come fulcro, e a una selezione di ritratti ottenuti con la tecnica del calco, rivelando la capacità di questa arte di catturare l’effimero e l’individualità.
Successivamente, si focalizza sull’utilizzo della cera policroma nel Cinquecento, con opere che evocano l’inventario dettagliato della Tribuna degli Uffizi, citando maestri come Martino Pasqualigo, Giovanni Battista Capocaccia e Costantino de’ Servi, figure chiave nella diffusione di questa tecnica.
Un cuore pulsante della mostra è dedicato ai “Novissimi”, una galleria di opere che indagano i temi cruciali dell’esistenza umana: la morte, il giudizio universale, la dannazione eterna e la beatitudine celeste.

Esposti in parallelo con i due esemplari conservati nel Tesoro dei Granduchi a Palazzo Pitti, vengono presentati diversi esemplari dello stesso soggetto provenienti da musei di tutto il mondo, sottolineando la diffusione e l’importanza di questa rappresentazione simbolica.
La presenza di Gaetano Giulio Zumbo, attivo a Firenze tra il 1690 e il 1695, rappresenta un’evoluzione significativa.

L’esposizione de “La peste”, la sua opera più celebre, in dialogo con un dipinto attribuito a Leonardo da Vinci raffigurante la “Testa della Medusa”, crea un cortocircuito visivo suggestivo.
La ricongiunzione dei gruppi frammentari del “Morbo gallico”, precedentemente divisi tra il Museo della Specola e il Museo Mozzi Bardini, unitamente alla “Scena di stregoneria” proveniente dalla Pinacoteca nazionale di Sassari e al rilievo raffigurante la “Corruzione dei corpi”, recentemente acquisito dagli Uffizi, crea un’esperienza visiva unica e completa.

“Questa mostra – dichiara il direttore Simone Verde – ha l’obiettivo di sottrarre la ceroplastica da interpretazioni teoriche eccessivamente idealizzate, spesso associate a speculazioni sull’inconscio collettivo.

Vogliamo ancorare questa forma d’arte al contesto storico e alle cronache del mecenatismo fiorentino, offrendo una lettura più concreta e documentata.
””Effimero e Eterno” si rivela così un’occasione irripetibile per riscoprire un’arte ingiustaente trascurata, un viaggio emozionante tra bellezza, misticismo e la consapevolezza della fragilità umana.

La mostra sarà inaugurata il 18 dicembre e rimarrà fruibile al pubblico fino al 12 aprile 2026.

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