Soshi Otsuki: Ritorno a Firenze, un’Eredità Sartoriale Giapponese

Il ritorno a Firenze, dopo quindici anni di riflessioni e tentativi rimandati, rappresenta per Soshi Otsuki, stilista giapponese classe 1990, qualcosa di più di una semplice sfilata.
È la riconciliazione con un’Italia che, un tempo, gli appariva come un orizzonte stilistico troppo luminoso per le sue prime, ambiziose, incursioni nel mondo della moda.

Ospite di Pitti Uomo 109, con una presentazione suggestiva nel refettorio di Santa Maria Novella, Otsuki offre ora una visione matura, profondamente radicata nel passato e proiettata verso il futuro.
La collezione Autunno/Inverno 2026, firmata dal suo omonimo marchio, Soshiotsuki (nato nel 2021 e riconosciuto con il prestigioso LVMH Prize nel 2025), si discosta radicalmente dalle atmosfere iniziali.
Lungi dall’essere cupa, la sua sartoria maschile si configura come una delicata evocazione di un’epoca passata, un’eco nostalgica che risuona attraverso tagli impeccabili e dettagli ricercati.

La domanda cardine che ha guidato il suo percorso creativo è semplice quanto profonda: perché sentiamo un’intima connessione, una sorta di malinconia, per periodi storici che non abbiamo mai vissuto?Questa riflessione ha portato Otsuki a dedicare un omaggio all’Italia, culla spirituale della sartoria, per rileggere i canoni del guardaroba maschile attraverso la sua sensibilità artistica.

Nonostante una formazione nel prestigioso Bunka Fashion College, senza una specifica preparazione nel tailoring, Otsuki dimostra una profonda comprensione delle tecniche e delle filosofie che regolano l’arte di confezionare.
La collezione attinge a piene mani all’estetica degli anni Ottanta, un decennio d’oro per la moda italiana, con completi dal fit ampio e sartoriali impeccabili.

Un’epoca segnata dal fenomeno del “baburu keiki”, la bolla economica giapponese che portò a Tokyo l’amore per Armani e lo stile italiano.

Ma Otsuki non si limita a replicare il passato; lo reinventa, lo arricchisce con elementi distintivi che rivelano la sua identità giapponese.
Tecniche di lavorazione del ferro, applicate con maestria, creano delicati arricciamenti nei revers dei blazer e nelle punte dei colletti delle camicie, donando movimento e dinamismo a strutture apparentemente statiche.
Le camicie Oxford, costruite in sbieco, enfatizzano il drappeggio naturale quando accostate ai pantaloni, creando un effetto fluido e sofisticato.
In una provocazione inaspettata, la camicia bianca viene cucita direttamente al pantalone, trasformando l’ensemble in una tuta, un’audace dichiarazione di intenti che ridefinisce i confini della sartoria.

Questa stagione, Otsuki ha ampliato il suo universo creativo attraverso collaborazioni strategiche, tra cui una significativa partnership con Asics Sportstyle, che ha dato vita a capi sportivi eleganti, come la felpa in velluto, perfetti per completare i look sartoriali.
Il “Made in Japan” di Otsuki si fonde con l’eleganza del “Made in Italy”, reinterpretato attraverso le lenti delle antiche arti performative giapponesi, tradotte in linguaggio sartoriale e artigianale, con una cura maniacale per ogni minimo dettaglio.
È un dialogo tra culture, un omaggio al passato e una visione audace per il futuro della moda maschile.

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