Archiviazione in Europa: fine dell’inchiesta sulla diga di Genova

La Procura Europea ha disposto l’archiviazione dell’istruttoria riguardante la complessa vicenda della nuova diga foranea del porto di Genova, un’opera infrastrutturale che ha scatenato un’indagine pluricentenaria e coinvolto figure apicali a livello istituzionale e imprenditoriale.
L’inchiesta, originariamente condotta dalla Procura Europea (EPPO), vedeva sotto accusa l’ex presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Paolo Emilio Signorini, il manager belga Jan Albert Vandenbroeck, membro del consiglio direttivo di PerGenova Breakwater, Alberto Colosio, dirigente di Webuild, e l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini.
Al centro del caso vi era la gara d’appalto, successivamente trasformata in procedura negoziata, contestata dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) per una serie di irregolarità di natura amministrativa e penale.
Inizialmente ipotizzati reati di turbativa d’asta, falso materiale e malversazione a danno della collettività, l’EPPO, dopo un’analisi approfondita, non ha riscontrato elementi sufficienti per sostenere l’accusa.
La vicenda si è intrecciata con una più ampia indagine sulla corruzione in Liguria, che ha portato all’arresto di Paolo Emilio Signorini, che ha patteggiato una pena di tre anni e cinque mesi.
Parallelamente, anche l’imprenditore portuale Aldo Spinelli e l’ex presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, hanno optato per il patteggiamento.

Le conversazioni telefoniche tra Toti e Spinelli, intercettate e considerate cruciali, avevano anticipato l’assegnazione dell’appalto a Salini e Fincantieri, rivelando una presunta pianificazione dell’esito della gara.
La decisione di archiviazione da parte dell’EPPO si basa sulla constatazione che, pur evidenziandosi una carenza nella garanzia di una reale concorrenza durante la procedura di gara, tale situazione è stata resa possibile da una legislazione derogatoria ai principi generali, un contesto particolare determinato dal crollo del Ponte Morandi.

In altre parole, l’emergenza post-crollo ha creato una cornice normativa che ha permesso scelte procedurali altrimenti incompatibili con i principi di trasparenza e parità di accesso alle opportunità di impresa.
Un elemento significativo nella decisione di archiviazione è l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, che avrebbe potuto essere invocato per contestare determinate condotte dei pubblici amministratori.

Inoltre, le potenziali violazioni ambientali emerse durante l’istruttoria sono state ricondotte alla sfera delle infrazioni amministrative, escludendo la loro rilevanza penale.

Questo implica che, sebbene possano essere state commesse irregolarità in ambito ambientale, queste non configurano reati perseguibili penalmente.

L’archiviazione dell’indagine da parte dell’EPPO pone fine a un capitolo controverso per il porto di Genova e per la Liguria, sollevando interrogativi sulla gestione delle emergenze e sulla necessità di garantire la massima trasparenza e la parità di accesso alle opportunità di impresa, anche in contesti eccezionali.
La vicenda, seppur conclusa con l’archiviazione, lascia un’eredità di dubbi e necessita di un’analisi approfondita per prevenire il ripetersi di situazioni simili in futuro, rafforzando al contempo i controlli e la vigilanza sui processi decisionali pubblici.

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