Castellucci, condanna a 18 anni: sollievo e amarezza per le vittime.

L’eco della richiesta di condanna a diciotto anni e sei mesi per l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, risuona con un senso di complessa soddisfazione, intrisa di consapevolezza delle complessità procedurali che seguiranno.
Egle Possetti, voce autorevole del Comitato Ricordo Vittime del Ponte Morandi, esprime un sentimento che va oltre la semplice accettazione della pena, riflettendo una profonda riflessione sulla gravità delle responsabilità e sulla necessità di giustizia, seppur temperata dalle disposizioni di legge.
La retorica lineare del Pubblico Ministero, che ha tracciato un quadro impietoso di negligenze strutturali, ostruzioni e omissis in anni di comprovati difetti e campanelli d’allarme ignorati, ha contribuito a definire un quadro di colpa che il comitato accoglie con sollievo.

Non si tratta di una vendetta personale, bensì di un atto di rispetto verso le quarantatre vittime e i loro familiari, persone strappate brutalmente alla vita in una tragedia evitabile.

La richiesta di pena elevata si configura come un segnale forte, un riconoscimento implicito del valore della vita umana e della profonda sofferenza causata da scelte gestionali errate e irresponsabili.

Tuttavia, la consapevolezza che l’età dell’imputato determinerà delle attenuanti, portandolo agli arresti domiciliari, introduce una nota di amarezza.
La giustizia, per quanto severa possa apparire la condanna, non potrà mai annullare il dolore e la perdita.

Il comitato Ricordo Vittime del Ponte Morandi sottolinea, pertanto, l’importanza cruciale che la sentenza mantenga una sua dignità, preservando così il significato simbolico di questa fase processuale.
Al di là della pena detentiva, la condanna deve rappresentare un monito per il futuro, un impegno concreto per garantire la sicurezza delle infrastrutture e la trasparenza dei processi decisionali.
Questo momento, pur segnato da un sentimento di speranza, apre a una nuova fase, un percorso complesso che richiederà vigilanza e perseveranza da parte del comitato, affinché la memoria delle vittime sia costantemente onorata e la verità venga pienamente accertata, con la speranza che tragedie simili non si ripetano mai più.
La richiesta del PM, pur essendo un punto di partenza, deve essere considerata come il preludio a un processo di profonda riflessione e di cambiamento strutturale nel sistema delle infrastrutture italiane.

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