Nel corso della recente deliberazione sul bilancio comunale di Genova, il consiglio ha approvato all’unanimità una significativa riduzione dell’aliquota IMU applicata agli immobili concessi in affitto con contratto a canone concordato, segnando un ritorno a politiche preesistenti che l’amministrazione aveva precedentemente promesso in risposta a crescenti tensioni.
La decisione, che prevede un abbassamento dell’aliquota dallo 1,06% allo 0,78% a partire dal 2026, giunge in concomitanza con la scadenza dei termini per il pagamento del conguaglio IMU, un importo gravato dall’aumento temporaneo dell’aliquota.
L’iniziativa, accolta con favore da associazioni di proprietari e sindacati degli inquilini, rappresenta un tentativo di correggere una politica percepita come penalizzante per gli inquilini e, per alcuni, un’inversione di marcia inaspettata.
L’aumento precedente aveva generato un introito stimato di 5,3 milioni di euro per le casse comunali, ora destinato a diminuire.
Tuttavia, la discussione non è stata priva di contrasti.
Un emendamento presentato dalla minoranza, volto ad ampliare l’esenzione IMU anche a chi possiede la prima casa dichiarata inagibile a causa di eventi sismici o calamità naturali – un provvedimento specifico per gli occupanti di un palazzo danneggiato da un incendio in via Piacenza – è stato respinto.
La proposta, sostenuta dal capogruppo di “Vince Genova”, Pietro Piciocchi, mirava a estendere l’agevolazione a tutti gli immobili abitativi inagibili, non limitandosi alle abitazioni principali.
Il rifiuto dell’emendamento è stato motivato da una combinazione di fattori tecnici e sostanziali.
Gli uffici comunali hanno sollevato preoccupazioni tecniche relative alla sostenibilità finanziaria, mentre il vicesindaco Alessandro Terrile ha espresso riserve sulla possibilità di un “ammanco di gettito” e sul rischio di un aumento delle dichiarazioni di inagibilità per immobili non utilizzati, fenomeno che potrebbe compromettere la veridicità del sistema.
Le voci dell’opposizione hanno criticato aspramente la decisione, accusando l’amministrazione di ipocrisia e di mancanza di sensibilità verso le fasce più vulnerabili della popolazione.
Consiglieri come Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua hanno denunciato una deliberazione “scritta male e costruita peggio”, insufficiente a coprire tutte le situazioni di disagio presenti in via Piacenza e che smaschera l’inconsistenza degli impegni presi nei confronti dei cittadini.
La vicenda evidenzia le complessità della gestione finanziaria comunale e le tensioni tra la necessità di garantire l’equilibrio di bilancio e l’imperativo di fornire sostegno alle categorie più deboli.







