A Genova San Benigno, la sede di Music For Peace pulsa di un’attività frenetica, un alveare di volontari che lavorano senza sosta per onorare un impegno umanitario di portata globale.
La giornata è densa di significato, preludio alla partenza di una spedizione navale diretta alla Global Sumud Flotilla, con destinazione Gaza.
L’iniziativa, nata da un appello alla solidarietà, ha generato una risposta emotiva straordinaria, testimoniata dall’ingente quantità di aiuti raccolti.
Stefano Rebora, fondatore di Music For Peace e membro attivo dell’equipaggio, descrive l’entusiasmo e la dedizione che animano la comunità: “In soli cinque giorni, abbiamo superato le 300 tonnellate di beni di prima necessità.
Ogni chilo di questo materiale rappresenta un atto di compassione, un gesto di speranza concretizzato da persone che, nonostante la distanza geografica e culturale, condividono un profondo senso di umanità.
“La portata della risposta è internazionale, con contributi provenienti da diverse nazioni.
Questa mobilitazione globale trasforma un atto materiale, il carico sulle navi, in un potente simbolo di unità e solidarietà.
Rebora sottolinea: “La merce che stiamo imballando non è solo cibo e medicine, ma l’incarnazione della speranza di centinaia di migliaia di persone.
Non saremo soli in mare; saremo accompagnati spiritualmente da coloro che hanno contribuito con il loro sostegno.
“Al calare della sera, una fiaccolata si accenderà per illuminare il percorso che dalla sede di Via Balleydier condurrà al Porto Antico di Genova, dove le navi attendono l’ora della partenza.
Si tratta di un momento simbolico, una “partenza virtuale” che precederà le operazioni di carico notturno in un molo sicuro.
L’effettiva salpaia avverrà nelle prime ore del mattino seguente o, in alternativa, durante la giornata.
Un numero compreso tra tre e cinque imbarcazioni, provenienti da Genova, si ricongiungerà alla Flotilla a Catania.
Da lì, il 4 settembre, l’intera spedizione intraprenderà il viaggio verso Gaza, con l’obiettivo di contrastare il blocco imposto alla Striscia.
Rebora, profondamente legato alla realtà di Gaza, descrive le condizioni disumane in cui versa la popolazione: “Se riusciremo a toccare terra, sarà un impatto devastante.
Ho amici a Gaza, troppi li ho persi.
” La Striscia, paragonabile nell’estensione a Genova, Nervi-Voltri compresi (circa 32 chilometri di lunghezza), ospita due milioni e trecentomila persone, ma il tessuto urbano è in gran parte distrutto, con solo il 20% degli ospedali ancora operativi.
L’assenza di infrastrutture essenziali, come reti fognarie, idriche ed elettriche, e la carenza di cibo, hanno portato la popolazione a un punto di estrema sofferenza, testimoniata da resoconti sconvolgenti: “Ho ricevuto messaggi che mi raccontano di persone costrette a mangiare sabbia.
” L’iniziativa della Global Sumud Flotilla rappresenta dunque un atto di disperata necessità, un tentativo di portare un raggio di speranza in un contesto di profonda crisi umanitaria.