Ventisettesimo anniversario della scomparsa di Fabrizio De André, un’eco che risuona ancora con la forza di un’onda anomala nel tessuto culturale italiano.
Undici gennaio 1999: una data impressa nella memoria collettiva, il giorno in cui Milano si privò di un intelletto acuto, un poeta ribelle, un cantautore capace di incarnare l’anima più profonda e contraddittoria del Paese.
Il ricordo, ufficialmente sancito dal messaggio della sindaca di Genova, Silvia Salis, sui canali social, trascende la semplice commemorazione.
Si tratta di un riconoscimento del lascito inestimabile di un artista che, con la sua musica e le sue parole, ha smontato le convenzioni, ha sfidato le ipocrisie, ha illuminato gli angoli oscuri dell’esistenza.
Fabrizio De André non ha semplicemente cantato storie; ha dato voce a un’umanità ferita, ai dimenticati, agli emarginati, a coloro che la società tende a ignorare.
Ha scrutato la realtà senza veli, con uno sguardo lucido e compassionevole, restituendoci immagini crude, a volte scomode, ma sempre autentiche.
Le sue canzoni, come finestre spalancate sull’anima, ci invitano a confrontarci con la fragilità umana, con le ingiustizie, con le disuguaglianze che ancora affliggono il nostro mondo.
La sua opera, intrinsecamente legata alla sua terra natale, la Liguria, si proietta oltre i confini geografici, risuonando con forza universale.
L’attenzione verso i “marginali”, gli esclusi, i reietti, non è un mero atto di pietà, ma un’affermazione di dignità, un invito a riconoscere l’umanità condivisa al di là delle barriere sociali e ideologiche.
De André non si è limitato a denunciare le ingiustizie; ha proposto una visione alternativa, un’utopia improntata alla tolleranza, all’empatia, alla giustizia sociale.
Il suo messaggio, tuttora attuale, ci interroga sulle nostre responsabilità, ci spinge a mettere in discussione le nostre certezze, a confrontarci con le nostre contraddizioni.
La città di Genova, culla della sua ispirazione, lo onora non solo con un ricordo formale, ma con la consapevolezza profonda del debito che ha nei suoi confronti.
Il suo sguardo libero, critico e poetico ha contribuito in modo determinante a plasmare l’identità culturale ligure e italiana, arricchendola di valori di umanesimo e di impegno civile.
“Ciao Faber,” un saluto carico di affetto, gratitudine e nostalgia, ma soprattutto un invito a mantenere viva la fiamma del suo messaggio, a proseguire il cammino verso un mondo più giusto e più umano, alla ricerca, come lui ci ha insegnato, della bellezza nascosta nelle pieghe dell’esistenza.






