Nel panorama degli studi sulla civiltà augustea, l’opera di Paolo Lingua, “Virgilio e la campagna nella civiltà augustea”, pubblicata da De Ferrari editore, si configura come un’originale e stimolante prospettiva.
Lingua, giornalista e appassionato studioso di storia economica e cultura gastronomica, unisce le sue competenze in un’analisi che illumina il contesto storico e politico dietro la poetica virgiliana, offrendo una lettura inedita delle sue opere principali.
Il libro non si limita a ripercorrere la vita e l’opera di Virgilio, ma ne indaga le radici economiche e sociali, mettendo in luce come il poeta, attraverso la sua scrittura, esprima e legittimi le aspirazioni politiche di Ottaviano Augusto.
L’eco della visione augustea, volta a ristabilire l’ordine e la stabilità dopo decenni di guerre civili, risuona potentemente nelle Bucoliche, nelle Georgiche e nell’Eneide.
Le Bucoliche, il primo grande poema di Virgilio, rappresentano un’idealizzazione della vita agreste, un rifugio dalla turbolenza urbana.
Più che una semplice descrizione del mondo pastorale, esse riflettono il desiderio di un ritorno alle radici, a un’esistenza più semplice e autentica, in linea con il programma di rinnovamento sociale proposto da Augusto e sostenuto dal suo influente consigliere, Mecenate.
Il poeta, attingendo a un immaginario bucolico ormai consolidato, lo carica di significati politici, suggerendo che la pace e la prosperità possono essere raggiunte solo attraverso un ritorno ai valori tradizionali e alla vita contadina.
Le Georgiche, poi, estendono questa visione idilliaca all’intera sfera agricola.
Articolate in quattro libri dedicati a diverse attività – coltivazione, viticoltura, allevamento, apicoltura – le Georgiche non sono solo un trattato sull’agricoltura, ma una celebrazione del lavoro, della laboriosità e della connessione profonda tra l’uomo e la terra.
Virgilio, con una precisione quasi scientifica, descrive le tecniche agricole e le pratiche zootecniche, ma lo fa sempre con un intento morale: esaltare la virtù dell’operosità e sottolineare l’importanza dell’agricoltura per la prosperità e la stabilità dell’impero.
Quest’opera, riscuotendo un notevole successo di pubblico, spinse Virgilio ad affrontare l’ambizioso progetto dell’Eneide, un poema epico che ambiva a rivaleggiare con l’Iliade e l’Odissea di Omero.
L’Eneide, in quest’ottica, non è soltanto un racconto delle origini di Roma e del suo destino imperiale, ma anche un’apologia della civiltà romana, fondata su valori come la pietas (devozione agli dei, alla famiglia e alla patria), la virtus (coraggio e valore) e la disciplina.
Virgilio, sotto l’attenta supervisione di Augusto e Mecenate, utilizza il mito per legittimare il potere imperiale e per promuovere un’immagine di Roma come potenza civilizzatrice, destinata a portare ordine e giustizia nel mondo.
L’opera di Lingua si distingue per la sua capacità di intrecciare l’analisi letteraria con una solida base di conoscenze economiche e storiche, offrendo al lettore una prospettiva innovativa e arricchente sul mondo virgiliano e sulla complessa realtà politica e culturale dell’età augustea.
Il libro si rivela un’abile guida per comprendere come la letteratura, in quell’epoca cruciale della storia romana, fosse uno strumento potente al servizio del potere, capace di plasmare l’immaginario collettivo e di contribuire a costruire una nuova identità nazionale.






