Addizionale Porto Genova: Tra Obblighi, Sospetti e Rischio Sanzioni

La vicenda dell’addizionale di tre euro per passeggeri nel porto di Genova si configura come un complesso intreccio di obblighi contrattuali, vincoli finanziari e tensioni tra l’amministrazione comunale e il Ministero dell’Interno, esacerbando una situazione già delicata per le casse comunali.
La decisione di applicare la tassa, originariamente prevista per giugno 2026, è stata resa necessaria dall’inerzia a cui l’amministrazione genovese si trova di fronte, con il rischio concreto di penalizzazioni economiche significative.
Durante la seduta del Consiglio Comunale, il vicesindaco e assessore al Bilancio, Alessandro Terrile, ha illustrato la comunicazione ricevuta dal Ministero dell’Interno, datata 10 dicembre, che certifica l’inadempienza del Comune in relazione all’accordo siglato il 29 novembre 2022.
Tale accordo, formalizzato tra il sindaco Marco Bucci e il sottosegretario Alfredo Mantovano, impegnava l’amministrazione a implementare un’addizionale di tre euro sui diritti di imbarco, destinata a conflui direttamente nel bilancio comunale a partire dal 1° gennaio 2023.
La comunicazione ministeriale evidenzia con chiarezza che la rielaborazione di tale accordo non è ammissibile fino alla piena attuazione dell’addizionale.
Le conseguenze di un eventuale venir meno all’impegno sono pesanti: oltre alla potenziale perdita della possibilità di esercitare l’addizionale Irpef, il Comune potrebbe subire una perdita annuale fino a 25 milioni di euro, una cifra considerevole che incide profondamente sulla capacità di investimento e sulla sostenibilità dei servizi pubblici.
L’implementazione della tassa non è priva di ostacoli procedurali e negoziali.
L’amministrazione comunale si trova a dover concordare i meccanismi applicativi con una pluralità di soggetti coinvolti: operatori portuali, Autorità Portuale, Stazioni Marittime e armatori.

Questi ultimi, tuttavia, hanno manifestato reticenza a partecipare a un tavolo tecnico volto esclusivamente a definire le modalità di esazione, rifiutando implicitamente di mettere in discussione la legittimità stessa della misura.
Questa resistenza suggerisce un quadro più ampio di preoccupazioni economiche e competitive all’interno del settore, sollevando interrogativi sulla reale fattibilità e sull’impatto complessivo dell’addizionale sull’economia portuale genovese.

La vicenda, dunque, trascende la semplice questione di una tassa, configurandosi come un campanello d’allarme sulle fragilità finanziarie degli enti locali, sull’importanza del rispetto degli impegni contrattuali con lo Stato e sulla necessità di una più ampia riflessione sulle dinamiche di collaborazione tra pubblica amministrazione e operatori privati, al fine di garantire lo sviluppo sostenibile e la competitività del sistema portuale genovese.
L’imposizione della tassa appare quindi come una misura d’emergenza, un sacrificio imposto per evitare conseguenze economiche ancora più gravose per l’intera comunità.

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