Dopo quasi quattro giorni di intense e serrate trattative, protrattesi fino a notte fonda, il Consiglio Comunale di Genova ha finalmente approvato il bilancio di previsione, siglando un momento cruciale per l’amministrazione cittadina.
Il percorso, segnato da un’ostruzionismo dilagante e da un’incalzante pioggia di emendamenti, ha richiesto un’incredibile tenuta nervosa da parte di tutti i partecipanti.
La procedura, rituale e spesso dilatata, prevede una fase di registrazione degli interventi, un gioco di logiche in cui i consiglieri tentano di posticipare la propria presa di parola al fine di ottenere un ultimo, strategico, momento di replica.
Questa volta, tuttavia, il sistema è andato incontro a un’inattesa paralisi: la mancanza di prenotazioni entro i termini previsti rischiava di precludere una discussione sostanziale.
Di fronte a questa impasse, la sindaca Silvia Salis ha saputo cogliere un’opportunità, facendo leva su un’inconsueta interpretazione dell’articolo 55 del regolamento consiliare.
La mossa, lungi dall’essere una semplice scappatoia, ha permesso di garantire il diritto di parola a tutte le rappresentanze politiche, evitando un’esclusione che avrebbe inevitabilmente innescato ulteriori tensioni.
L’intervento della Sindaca, percepito dalla minoranza come un gesto di apertura e trasparenza, ha segnato una svolta positiva in un clima precedentemente intriso di reciproche accuse e polemiche.
Un aneddoto, apparentemente marginale, ha aggiunto un tocco di colore alla giornata: il vicesindaco Alessandro Terrile ha distribuito copie del Venerdì de *la Repubblica*, giornale che in prima pagina ospitava un’intervista alla Sindaca.
L’iniziativa, interpretata con un misto di divertimento e sarcasmo da parte dell’opposizione, ha involontariamente sottolineato la centralità della figura della Sindaca nel dibattito pubblico.
Il bilancio approvato, con una base imponibile di 1,2 miliardi di euro, proietta un significativo percorso di risanamento finanziario, prevedendo una riduzione dell’indebitamento comunale, da 876 a 837 milioni di euro entro il 2026.
Tuttavia, l’approvazione non è stata priva di elementi controversi.
L’aumento dell’aliquota Irpef, portato al suo limite massimo, e l’introduzione di una specifica addizionale sugli imbarchi portuali, hanno suscitato forti reazioni.
Al contempo, il ritorno alla riduzione dell’IMU sui canoni concordati rappresenta un segnale di attenzione verso le fasce di popolazione più vulnerabili e un tentativo di alleggerire il carico fiscale sui cittadini.
L’operazione complessiva, pur con le sue criticità, mira a bilanciare le necessità di risanamento finanziario con la necessità di garantire servizi essenziali e sostenere lo sviluppo economico del territorio genovese.
Il documento approvato, ora, dovrà tradursi in azioni concrete, monitorando attentamente l’impatto delle nuove misure e garantendo la massima trasparenza verso i cittadini.






