La prospettiva di una “Nuova Pescara”, frutto dell’ipotetica fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, si rivela oggi un’illusione che rischia di compromettere la stabilità amministrativa e il benessere dei territori coinvolti.
La dichiarazione del Presidente del Consiglio comunale di Spoltore, Lucio Matricciani, non è un semplice atto di dissenso, ma l’espressione di una profonda preoccupazione per le derive che questo progetto ha assunto, trascinando con sé anni di discussioni improduttive e alimentando dinamiche poco trasparenti.
Il cuore del problema non risiede tanto nelle specifiche esigenze di Spoltore, quanto nell’emersione di un quadro ben più complesso: una lotta sottile ma pervasiva per la spartizione di posizioni di potere.
L’orizzonte della “Nuova Pescara” sembra essere stato, per alcuni attori politici, più un trampolino di lancio per ambizioni personali – scranni parlamentari, incarichi di governo, candidature a primarie, rilevanti posizioni a livello regionale – che uno strumento per migliorare la governance dell’area metropolitana.
Questa deriva, alimentata da logiche di partito e da personalismi, ha penalizzato i cittadini, i veri destinatari di un’azione amministrativa efficace.
L’annuncio di Matricciani è un appello diretto ai sindaci, figure che rivestono un ruolo cruciale nel futuro dell’area.
Si chiede loro di superare la retorica e le dichiarazioni di intenti, assumendosi la responsabilità di riconoscere apertamente le difficoltà intrinseche del processo di fusione.
La propaganda politica, spesso slegata dalla realtà, non può più mascherare le evidenti falle di un progetto che si è arenato dopo quasi un dodici anni di elaborazione.
La richiesta di Matricciani va oltre la semplice interruzione del processo; auspica l’avvio di una nuova fase amministrativa, caratterizzata da una profonda riflessione e da azioni concrete.
Si propone un atto formale del Consiglio comunale di Spoltore, volto a richiedere l’annullamento del progetto di fusione, con la speranza che ne seguano provvedimenti analoghi da parte di Pescara e Montesilvano.
Parallelamente, si sollecita un nuovo coinvolgimento della cittadinanza, un vero e proprio referendum popolare che possa esprimere chiaramente la volontà dei territori.
Il punto cruciale non è tanto la perdita di un’opportunità, ma la necessità di evitare ulteriori sprechi di risorse e di energie, concentrando l’attenzione su soluzioni più adatte a rispondere alle reali esigenze di un’area metropolitana complessa e dinamica.
Si tratta di liberarsi da un’impronta progettuale che, a suo tempo, poteva sembrare promettente, ma che oggi si presenta come un ostacolo al progresso e alla prosperità dei territori.
La vera sfida è costruire un futuro basato sulla collaborazione, sulla trasparenza e sull’effettivo miglioramento della qualità della vita dei cittadini.






