A Pescara, si apprestano a rideterminare il destino amministrativo di circa quattordicimila elettori, distribuiti in ventitrè sezioni elettorali, inclusa una dedicata al presidio ospedaliero.
Questa nuova tornata elettorale, imposta dal Consiglio di Stato, si configura come un’eccezionale revisione del processo democratico, a seguito di irregolarità riscontrate nelle votazioni precedenti del 2024.
L’ufficio elettorale comunale è attualmente impegnato nell’aggiornamento del corpo elettorale, un’operazione complessa che prelude alla fissazione di una data, di competenza del Prefetto, presumibilmente entro un paio di mesi.
La peculiarità di questo nuovo scrutinio risiede nella sua potenziale capacità di stravolgere gli equilibri politici.
Qualora il risultato parziale non confermasse la vittoria ottenuta al primo turno dal sindaco Carlo Masci, l’intera città dovrà essere nuovamente chiamata alle urne per un turno di ballottaggio, un evento che segnerebbe un ritorno inatteso alla fase decisiva del voto.
Nell’immediato, l’amministrazione comunale è vincolata a operare in una modalità di gestione ordinaria, limitandosi all’espletamento di attività indispensabili e urgenti, come previsto dall’ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del 25 giugno scorso.
Questa sospensione delle attività programmate sottolinea la gravità della situazione e la necessità di garantire la correttezza del processo elettorale.
Ripercorrendo brevemente il contesto che ha portato a questa situazione, nelle elezioni del 2024 Carlo Masci aveva conseguito nelle 23 sezioni oggetto del nuovo voto circa 4.300 voti, mentre Carlo Costantini, candidato di centrosinistra, ne aveva raccolti circa 3.000.
Il sindaco, nell’assegno complessivo, aveva ottenuto un vantaggio di circa 500 voti rispetto alla soglia necessaria per evitare il ballottaggio, con un risultato del 50,95% (31.535 voti), contro il 34,24% (21.192 voti) di Costantini.
A seguire, Domenico Pettinari aveva raccolto il 13,08% (8.096 voti) e Gianluca Fusilli il 1,73% (1.070 voti).
La partecipazione elettorale aveva raggiunto il 61,68%, corrispondenti a 63.664 votanti su un corpo elettorale di oltre centomila persone.
La decisione di annullare le votazioni e il risultato elettorale è stata motivata dal TAR Abruzzo con la constatazione di “vizi che trascendono aspetti meramente formali” e la rilevazione di “numerosissime irregolarità”.
Questa gravità delle irregolarità ha portato il Tribunale ad inviare gli atti alla Procura della Repubblica di Pescara per valutare l’esistenza di eventuali ipotesi di reato, configurando un’indagine più ampia sul corretto svolgimento del processo elettorale.
L’annullamento, esteso a tutte le elezioni dei candidati a Sindaco e Consiglieri Comunali, impone la ripetizione delle votazioni nelle 27 sezioni dove le criticità si sono manifestate con maggiore intensità, a riprova della volontà di ristabilire la legalità e la trasparenza del processo democratico.
Questa situazione eccezionale pone Pescara al centro di un’attenzione nazionale, sollevando interrogativi sulla qualità della rappresentanza politica e sulla necessità di rafforzare i controlli e le garanzie del sistema elettorale.








